C’era anche il sindaco di Salcito, Giovanni Galli, a difendere l’ospedale di Agnone, perché la battaglia contro la logica dei numeri non conosce steccati, né confini amministrativi o di colore politico. E Giovanni Galli non le ha mandate certo a dire, risultando tra i sindaci più applauditi nel corso del sit-in.

«Quando tra un paio di anni andremo al voto, quando verranno a chiedervi un voto di convenienza, e farete un voto di scambio per un pezzo di pane, per un lavoro che già vi dovrebbe essere garantito, non vi dovete vendere». Tocca le corde della politica e della sua fase più delicata, quella elettorale appunto, il sindaco Galli, senza peli sulla lingua. Ricorda agli agnonesi e ai molisani più in generale che chi si presenterà alle prossime elezioni regionali sono esattamente coloro che hanno scritto e permesso ai commissari di decidere di tagliare le guardie mediche, i medici a bordo delle ambulanze e anche il declassamento dell’ospedale “Caracciolo” di Agnone.

Si protesta, si dice peste e corna dei politici e degli amministratori, salvo poi “ricompensarli” a suo di voti e preferenze in occasione di ogni tornata elettorale. Questo ha denunciato il sindaco di Salcito e con quelle sue parole dure e sacrosante sembra aver fatto allusione al celebre enunciato attribuito addirittura ad Albert Einstein, una delle menti più lucide degli ultimi secoli, secondo il quale sarebbe pura follia continuare a fare sempre la stessa cosa aspettandosi poi risultati differenti. Tradotto in gergo politico: se si votano sempre i soliti, quegli stessi che hanno pesanti e dirette responsabilità nel disastro della sanità molisana, le cose non cambieranno mai.

E’ da idioti aspettarsi comportamenti e scelte diverse da coloro che per decenni, trasversalmente, sono stati soltanto in grado di tagliare i servizi con l’alibi del piano di rientro. Se quelle centinaia di persone scese in piazza davanti al “Caracciolo” fossero coerenti e conseguenziali, alle prossime elezioni regionali le urne di Agnone andrebbero deserte. Nessun servizio, nessun medico, nessun ospedale; bene, allora scordatevi i nostri voti. Questa dovrebbe essere la scelta più ovvia e razionale. E invece siamo sicuri, come lo è stato il sindaco Galli, che gli agnonesi non solo continueranno ad andare alle urne, ma si scorticheranno le mani per applaudire questo o quel politico o aspirante e sedicente tale.

«Guardiamoci negli occhi signori, – ha continuato Galli togliendo gli occhiali da sole – non ci dobbiamo più vendere. Perché ci siamo stra-venduti e questi sono i risultati. La nostra presenza qua rappresenta un segnale per il nostro futuro. E’ dura, ma ce la dobbiamo fare e noi ci stiamo mettendo la nostra faccia e la nostra fascia, voi metteteci il vostro impegno». Il messaggio è chiaro: basta selfie, applausi e salamelecchi ai politici che vengono solo a rapinare voti sul territorio che continuano a declassare e penalizzare tagliando servizi, anche quelli basilari ed essenziali come la sanità.

Le ha cantate Galli, le ha cantate ai politici, tra gli applausi degli agnonesi. Quegli stessi agnonesi, trattati come cittadini di serie B, che poi nelle urne daranno valanghe di voti e preferenze a chi ha tolto loro diritti, dignità e futuro. “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”. Forse l’ha detto Albert Einstein o forse no, anche se pare troppo banale per una mente come la sua, certo è che il concetto è chiaro e incontrovertibile.
Francesco Bottone