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venerdì 20 Marzo 2026
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Carràmba, che sorpresa! Dopo 30 anni Zauri e Orlando si riabbracciano a Capracotta

Erano poco più che bambini, ma il talento già parlava per loro. Nei primi anni ’90, due dodicenni finirono sotto gli occhi dell’Atalanta, che li portò a Bergamo per crescere in uno dei vivai più solidi d’Italia. Luciano…

Erano poco più che bambini, ma il talento già parlava per loro. Nei primi anni ’90, due dodicenni finirono sotto gli occhi dell’Atalanta, che li portò a Bergamo per crescere in uno dei vivai più solidi d’Italia. Luciano Zauri veniva da Pescina, Antonio Orlando da Agnone. Condividevano sogni, allenamenti, sacrifici. Insieme attraversarono quattro stagioni intense, vissute fianco a fianco, tra gioie semplici e prove dure.

Poi la vita li ha portati altrove. Zauri ha percorso la strada della Serie A, vestendo maglie importanti come quelle appunto dell’Atalanta e della Lazio, fino ad approdare in Nazionale. Orlando ha seguito un altro cammino, fatto di dignità e costanza nei campionati di Serie C e D, diventando una colonna e bandiera dell’Olympia Agnonese.

Oggi, Zauri è il nuovo allenatore del Campobasso, e si trova a Capracotta per il ritiro precampionato della squadra. E proprio qui, tra i monti dell’Alto Molise, è andata in scena una sorpresa dal sapore di memoria. A rendere possibile l’incontro sono stati il direttore generale Mario Colalillo, il responsabile commerciale Nicola Masciotra e l’addetta stampa Cristina Niro. Durante un’intervista a Zauri condotta da Pippo Venditti lungo il corso del paese, Antonio Orlando è spuntato tra la folla. Zauri, visibilmente emozionato, si è alzato e lo ha stretto in un abbraccio lungo trent’anni.

Nel 2017 alla Gazzetta dello Sport, Zauri aveva ricordato proprio Orlando: “Nella mia seconda stagione a Bergamo, per esempio, lui (Orlando, ndr) arrivò come trequartista e io finii in panchina”. Fu, in fondo, la sua fortuna. Da quel momento Zauri cambiò ruolo, e da lì iniziò la sua scalata.

C’era già tutto, in quelle poche righe: la rivalità silenziosa tra ragazzi, la stima reciproca, e infine l’amicizia. In quell’abbraccio c’era la “Casa del Giovane”, a Bergamo, la fatica, le panchine, il campo. E tutto quello che resta tra due ragazzi che, un giorno, hanno condiviso un sogno.

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