Loading…
mercoledì 24 Giugno 2026
News

Ddl caccia, il M5S fa propaganda: «La libertà di sparare non può valere più del diritto di tutti gli altri cittadini»

«Con l’approvazione al Senato del disegno di legge sulla caccia, la destra compie un altro grave passo nella direzione sbagliata: meno protezione degli animali, più spazio ai fucili e maggiori possibilità di ampliare l’attività venatoria. Non è una…

«Con l’approvazione al Senato del disegno di legge sulla caccia, la destra compie un altro grave passo nella direzione sbagliata: meno protezione degli animali, più spazio ai fucili e maggiori possibilità di ampliare l’attività venatoria. Non è una riforma equilibrata, ma il tentativo di piegare la tutela della biodiversità alle richieste delle lobby venatorie».

Lo dichiarano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Erika Alessandrini e Francesco Taglieri, intervenendo sul disegno di legge AS 1552, approvato dal Senato e ora destinato all’esame della Camera.
«Il provvedimento non è ancora legge, ma il suo contenuto è già estremamente preoccupante – afferma Alessandrini –. Il testo modifica profondamente la legge n. 157 del 1992, intervenendo sui calendari venatori, sulla pianificazione faunistica, sulle aree destinate alla protezione degli animali, sui richiami vivi e sul ruolo degli organismi tecnico-scientifici. Si amplia inoltre la discrezionalità delle Regioni, con il rischio concreto che limiti introdotti per tutelare la fauna diventino semplici opzioni affidate alle scelte politiche delle maggioranze».


Secondo i consiglieri pentastellati particolarmente grave è il possibile indebolimento del ruolo dell’ISPRA.
«La protezione della fauna non può dipendere dalle pressioni del mondo venatorio o dalle convenienze elettorali – sottolinea Taglieri –. Deve fondarsi sulle evidenze scientifiche, sul principio di precauzione e sullo stato reale di conservazione delle specie. Ridurre il peso degli organismi tecnici significa lasciare più spazio alla politica proprio quando sarebbe necessaria maggiore indipendenza scientifica».


Il provvedimento interviene anche sui periodi di caccia, con possibili conseguenze sulla protezione dell’avifauna migratrice.
«Allungare o rendere più flessibile la stagione venatoria aumenta il rischio che gli abbattimenti si sovrappongano alla migrazione verso i luoghi di riproduzione, una fase biologica delicatissima tutelata anche dalla normativa europea – prosegue Alessandrini –. La destra vuole eliminare gli ostacoli che impediscono di sparare di più, anche a costo di indebolire la conservazione delle specie e di esporre nuovamente l’Italia a contestazioni europee».


Altrettanto preoccupanti sono le disposizioni che consentono di rivedere le superfici sottratte alla caccia quando superano le percentuali indicate dalla normativa nazionale.
«È un rovesciamento inaccettabile – aggiunge Taglieri –. Le percentuali di territorio protetto sono standard minimi di tutela, non tetti massimi da utilizzare per ridurre oasi, zone di ripopolamento e altri istituti di conservazione. Trasformare una soglia minima in un limite alla protezione significa mettere la natura sotto assedio».
Le conseguenze sarebbero particolarmente gravi per l’Abruzzo, dove oltre un terzo del territorio è interessato da parchi, riserve e siti della Rete Natura 2000.


«La nostra regione ospita tre Parchi nazionali, il Parco regionale Sirente-Velino, numerose riserve naturali e specie di eccezionale valore come l’orso bruno marsicano, il camoscio appenninico, il lupo e una ricchissima avifauna migratrice – affermano Alessandrini e Taglieri –. Questo patrimonio è il risultato di decenni di conservazione, ricerca scientifica e lavoro delle comunità locali. Non può essere sacrificato per assecondare la propaganda venatoria della destra. La tutela della fauna riguarda anche l’economia delle aree interne e la sicurezza nella fruizione del territorio. Boschi, montagne e sentieri sono beni comuni frequentati da famiglie, escursionisti, ciclisti, agricoltori, sportivi e turisti. La libertà di sparare non può valere più del diritto di tutti gli altri cittadini a vivere quei luoghi in tranquillità e sicurezza».

I consiglieri annunciano quindi un’iniziativa immediata nei confronti del presidente della Regione.
«Chiederemo a Marsilio di assumere un impegno formale nella Conferenza Stato-Regioni affinché l’Abruzzo difenda il proprio patrimonio faunistico e tutte le peculiarità naturalistiche che rendono unico il nostro territorio. Il presidente della Regione dovrà rappresentare con chiarezza la necessità di mantenere il massimo livello di tutela della fauna e, qualora il testo venisse approvato definitivamente, di non utilizzare i nuovi margini regionali per ampliare periodi, territori o modalità di caccia – dichiarano –. Chiederemo inoltre una posizione netta contro l’apertura della caccia sui terreni innevati, l’indebolimento della protezione dei valichi montani e delle rotte migratorie e l’estensione incontrollata dei richiami vivi».

«L’Abruzzo non può diventare il laboratorio della deregulation venatoria voluta dalla destra nazionale. Marsilio non può promuovere la nostra regione come Regione Verde d’Europa e poi tacere mentre il suo stesso schieramento politico indebolisce le regole che proteggono quel patrimonio. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, non proprietà delle lobby venatorie e non un bersaglio da mettere a disposizione dei fucili. Faremo tutto ciò che è nelle competenze del Consiglio regionale affinché in Abruzzo non venga sparato un solo colpo in più grazie a questa legge e affinché ogni margine decisionale venga utilizzato per proteggere gli animali, non per consegnarli ai cacciatori».

Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

Lascia un commento