L’episodio di cronaca, il decesso dell’ex assessore Tonino Scampamorte, rilancia il tema dell’efficacia del sistema di emergenza urgenza sul territorio montano e di confine dell’Alto Molise. Nella mattinata di ieri, quando l’ex assessore ha accusato il malore mentre era alla guida ed è stata fatta richiesta di intervento urgente, il famoso codice rosso, cioè paziente in pericolo di vita, l’ambulanza del Pronto soccorso di Agnone era fuori per un altro intervento a Capracotta. Anche l’ambulanza di Trivento pare fosse uscita e impegnata per servizio altrove e dunque la centrale operativa di Campobasso, che raccoglie le chiamate e gestisce gli interventi, ha inviato sul posto un’auto medica da Isernia e una ambulanza in assetto “India”, cioè senza medico, da Frosolone, con gli intuibili tempi di percorrenza piuttosto lunghi.

La cosa che lascia interdetti è che la postazione dell’emergenza urgenza di Castiglione Messer Marino, appena al di là del confine amministrativo tra le due regioni, nella mattinata di ieri era medicalizzata, quindi con medico a bordo, e sarebbe stata in grado di intervenire sul posto, raggiungendo la persona infartuata, in pochi minuti, in un arco temporale inferiore alla mezz’ora. Perché non è stata attivata quella postazione medicalizzata? Semplicemente perché il 118 di Castiglione è fuori regione, si trova in Abruzzo e per insondabili motivazioni legate alla gestione aziendale sanitaria, non può intervenire né operare fuori regione. E per via di queste pastoie burocratiche si registra il paradosso che una ambulanza medicalizzata capace di arrivare sul paziente in un quarto d’ora o mezz’ora non viene presa nemmeno in considerazione, solo perché è fuori regione appunto, mentre si ripiega su due mezzi con partenza dal Molise che però impiegano ed effettivamente hanno impiegato molto più tempo.

E parliamo di patologie tempo dipendenti, dove anche il minuto in più può fare la differenza tra la vita e la morte di una persona bisognosa di cure urgenti. Magari non sarebbe cambiato nulla e le cose avrebbero avuto lo stesso esito nefasto che purtroppo hanno avuto, ma resta lo sconcerto per un sistema di emergenza-urgenza che è tale solo sulla carta e che soprattutto è imbrigliato da incomprensibili paletti burocratici legati alla gestione regionale della sanità. Anche quella che serve per salvare la vita alle persone.
Francesco Bottone