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  • La Befana vola con la divisa de Vigili del fuoco: ad Agnone la tradizione resiste al maltempo

    La nebbia avvolge le strade, la pioggia batte da quarantotto ore senza tregua. Eppure la Befana non manca all’appuntamento. Ad Agnone, come ogni 6 gennaio, la vecchina più amata d’Italia arriva con un mezzo speciale: l’autopompa dei Vigili del fuoco.

    Questa mattina il plesso scolastico di Maiella si è riempito di urla e risate. Decine di bambini si sono accalcati attorno alla Befana in divisa – il vigile Daniele D’Andrea, che anche quest’anno ha indossato lo scialle e il fazzoletto della nonnetta – per accaparrarsi caramelle, cioccolatini e quei selfie che finiranno dritti nelle chat di famiglia.

    Le leccornie, quest’anno come sempre, le hanno offerte i commercianti locali: una catena solidale che tiene insieme pompieri, Pro loco, Comune e botteghe di paese.

    Ad accogliere la Befana, il sindaco Daniele Saia con alcuni assessori. “Malgrado il maltempo che sta mettendo in ginocchio l’Alto Molise, siamo qui”, ha detto il primo cittadino, mentre i bambini già assaltavano il sacco. Un gesto semplice, ma denso di significato in un territorio dove le istituzioni ancora si vedono, dove la comunità ancora si riconosce.

    Ma la vera notizia è un’altra. E porta il nome di Clemente Zarlenga, l’uomo che da trentaquattro anni – tre decenni e mezzo, senza interruzioni – veste i panni della Befana per gli anziani. Ieri pomeriggio, accompagnato da un gruppo di giovani musicisti con tanto di organetto, Zarlenga ha varcato la soglia della casa di riposo San Bernardino. Quaranta ospiti, qualche lacrima, tanti applausi.

    Una fedeltà rara, la sua. Iniziata nel 1991, quando i capelli non erano ancora bianchi e l’Italia sembrava un altro paese. Anno dopo anno, governi dopo governi, Zarlenga si è presentato puntuale con la scopa e il sacco. Una liturgia laica che racconta più di mille discorsi cosa significhi appartenere a un luogo.

    “Non è solo folklore”, dice chi lo conosce. “È memoria viva. È il filo che lega le generazioni”.

    Ad Agnone, dove lo spopolamento morde e l’inverno è lungo, queste tradizioni non sono cartoline per turisti. Sono anticorpi. Sono la prova che qualcosa, malgrado tutto, continua a battere.

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