“Nove settimane e mezzo” è il titolo del celebre film, dall’alta carica sensuale, del 1986 diretto da Adrian Lyne e interpretato da Mickey Rourke e Kim Basinger. Ma è anche il tempo trascorso dall’ennesima promessa non mantenuta dal Ministro Salvini in merito alla querelle del viadotto che collegava l’Alto Molise con l’Alto Vastese.

Nel pomeriggio di lunedì 27 aprile scorso, infatti, il vicepremier e ministro per le infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini, si è recato a spese dei contribuenti nel confinante Abruzzo, non troppo lontano dal ponte Sente, per una scampagnata mediatica con la cosiddetta “famiglia del bosco“. Inevitabile una domanda da parte dei pochi cronisti presenti in merito alla soap opera del viadotto del Sente.

«C’è stata una riunione in questi giorni. – ha risposto Salvini tra i canti dei galli di Palmoli – Se mi permettete salgo in macchina, torno in ufficio a Roma e chiamo. Per la riapertura, – ha aggiunto il ministro competente, si fa per dire – non nell’arco di alcuni mesi o alcuni anni, ma di alcune settimane, in condizioni di sicurezza. Il territorio lo chiede, i tecnici ci stanno lavorando, quindi è un impegno che mi sento di prendere». Non mesi, non anni, ma «alcune settimane».

Questa la tempistica fornita dal Ministro Salvini in merito alla riapertura al traffico, sia pure parziale, del viadotto “Longo” sul Sente, quello tra Castiglione Messer Marino e Belmonte del Sannio. Calendario alla mano, da quell’annuncio ministeriale, l’ennesimo per la verità, sono circa nove settimane e mezzo, come nel noto film del 1986 con Mickey Rourke e Kim Basinger, quelle trascorse inutilmente, perché il ponte Sente è ancora chiuso, blindato e transennato. Non che ci avesse creduto qualcuno alle promesse da marinaio del “capitano” Matteo Salvini, ma così, solo per gli annali e per avere memoria storica di quanto farsesca sia diventata questa vicenda, vale la pena di rammentarlo a beneficio dei lettori e soprattutto degli epigoni locali di Alberto da Giussano.
Francesco Bottone