Proviamo a fare un’analisi del voto referendario in Alto Molise, anche in vista delle prossime elezioni amministrative. Ad Agnone, maggiore centro di riferimento, si sono recate alle urne 1945 persone, poco più che una su due, e si registra la vittoria del “no”, che si attesta però ad una percentuale non altissima, con il 51,48 per cento, superando il “sì” che si ferma al 48,52 per cento. Tradotto in voti: 934 agnonesi hanno votato sì, 991 per il no. Uno scarto davvero esiguo, che evidenzia un elettorato spaccato quasi a metà sul tema della riforma della giustizia, o meglio diviso in schieramenti, nonostante Saia e i suoi si fossero schierati apertamente.

Perché è evidente che il voto referendario, al di là dei tecnicismi adatti a ordinari di diritto costituzionale forse, un po’ meno alla massaia di Castelverrino, si è trasformato in una sorta di derby tra centrodestra e centrosinistra, pro o contro il governo di Giorgia Meloni.

La lettura che viene fuori dalle urne agnonesi è che l’elettorato sia quasi equamente diviso tra le due posizioni antagoniste, nonostante la paradossale vicenda della perdurante chiusura del viadotto sul Sente sia chiaramente imputabile alla compagine di centrodestra, a cominciare da Salvini, che è il ministro delle infrastrutture e trasporti in carica, per arrivare alla premier Meloni che, per insondabili motivi, non si decide a firmare il Dpcm per ri-statalizzare la strada provinciale Istonia e consegnare tutta la gestione nelle mani esperte dell’Anas.

Sui social, tra Belmonte del Sannio, Agnone e via elencando, sono tutti inferociti e delusi per lo scandalo di un ponte chiuso da oltre otto anni, salvo poi andare a votare ed esprimere sostanzialmente una preferenza nei confronti del Governo in carica. Un po’ incoerente, ma questo dicono le urne.

Tornando all’analisi del voto agnonese, la divisione quasi a metà dell’elettorato potrebbe avere un qualche effetto sulle imminenti elezioni amministrative? Tutti gli osservatori locali e gli analisti sono propensi a non considerare rilevante l’esito del voto referendario in relazione a quello comunale. Anche perché, al momento, c’è un solo candidato sindaco, l’uscente Daniele Saia.

Dal centrodestra tutto tace, anche se dalle poche indiscrezioni trapelate pare che si stia puntando sulla figura di una donna, una manager nel settore pubblico, una lady di ferro. Contrapporre una donna a Saia sarebbe forse l’unico modo per il centrodestra di presentarsi con una certa credibilità di fronte all’elettorato.

La divisione a metà del popolo agnonese non si ritrova, invece, negli centri minori dell’Alto Molise, dove il “sì” ottiene risultati più netti e marcati, con l’unica eccezione di Sant’Angelo del Pesco, dove il sì prende il 51, 43 per cento e Pietrabbondante dove finisce quasi in parità con 106 voti per il sì e 104 per il no. A Belmonte del Sannio, ad esempio, dove amministra da sempre Errico Borrelli, nemmeno troppo a sorpresa si afferma il “sì” con il 68,60 per cento.

Addirittura a Castelverrino, quarantuno elettori appena, finisce 28 voti contro 12 e il “sì” raggiunge il 70 per cento, dato più alto di tutto l’Alto Molise. Consensi ampi anche a Poggio Sannita, con il 57,67 per cento di sì, nonostante l’amministrazione sia orientata diversamente. Percentuali significative si registrano inoltre a San Pietro Avellana (56,40%). Pescolanciano (53,58%) di sì; Carovilli (55,56%) e Roccasicura (52,02%).

Il fronte del “no”, cioè dei contrari alla riforma della giustizia, o meglio all’attuale Governo in carica, conquista invece gli altri piccoli centri dell’Alto Molise. Prevale il “no”, ad esempio, a Pescopennataro, con il 54,37 per cento, nonostante il sindaco Pompilio Sciulli abbia frequentato tutti gli appuntamenti leghisti in favore della scelta opposta; i suoi concittadini non lo hanno seguito.

Meno coerente il risultato di Castel del Giudice, con il 53,78 per cento dell’elettorato che si è schierato per il “no”, nonostante una amministrazione comunale per il segno opposto. Netto il risultato di Vastogirardi, dove il “no” si attesta al 63,18 per cento, così come a Capracotta, che fa registrare il 61,38 per cento di contrari alla riforma. A Chiauci, 128 elettori appena, stravince il no con il 67,46 per cento.
Francesco Bottone