Le polemiche per la mancata possibilità dei fuori sede di votare per il referendum costituzionale arrivano anche nei piccoli centri montani, perché la difesa dei diritti di cittadinanza non conosce limiti né altimetrici né di latitudine; è una questione ideale e culturale. E da Schiavi di Abruzzo arriva un fulgido esempio di cittadinanza attiva, una protesta legittima e costituzionalmente orientata che una elettrice ha presentato formalmente in corso di voto presso la sezione numero uno del “tetto” del Vastese.

La elettrice si è presentata regolarmente presso il seggio per votare. Dopo aver votato ha chiesto che fosse messa a verbale la seguente dichiarazione in segno di protesta:

«La sottoscritta… protesta, in sede di voto per il referendum, per la grave mancanza in Italia di una legge che garantisca il voto fuori sede a più di cinque milioni di persone. – si legge nella protesta fatta mettere a verbale – La mancata approvazione di una legge limita, di fatto, la partecipazione democratica di milioni di persone così come sarebbe, al contrario, previsto dalla nostra Costituzione».

Una lezione di cittadinanza attiva e consapevole, appunto, quella che arriva dal piccolo seggio del Comune di Schiavi di Abruzzo, dove una donna, esercitando il suo diritto di voto, ha voluto difendere anche quello di milioni di suoi concittadini che non sono stati messi in grado di votare da quelle istituzioni repubblicane che pure dovrebbero assicurare e garantire la parità di trattamento e l’uguaglianza formale e sostanziale di tutti gli italiani.