Può esistere sviluppo sostenibile in un mondo in cui il multilateralismo è in crisi e la guerra torna a essere strumento di politica tra gli Stati? È la domanda al cuore della quarta tappa del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, che ieri – 12 maggio – è approdata a Bologna, alla Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, dopo le precedenti tappe di Bergamo, Roma e Torino. L’undicesima edizione del Festival, ideata e diretta da Antonello Barone, si svolge sotto il titolo “L’era della Supremazia. Geopolitica. Tecnologia. Energia”.

Una ricerca inedita: come gli italiani guardano a energia, automotive e dual use
Nel pomeriggio la presentazione di una ricerca originale firmata da Lorenzo Pregliasco di YouTrend: “Energia, Automotive e Dual Use: la sfida europea”, condotta tra il 2 e il 5 marzo 2026 su un campione rappresentativo di 800 adulti residenti in Italia (margine di errore ±3,5%, metodo C.A.W.I.). Con Lorenzo Pregliasco . Fondatore YouTrend, Fabio Pressi – Ceo A2A E-Mobility e Presidente Motus-E (video), Roberto Vavassori – Presidente ANFIA, Bruno Perez Almansi – Comitato Tecnico Scientifico OTEA – Osservatorio Trasformazioni dell’Ecosistema Automotive. Ha moderato Antonello Barone – ideatore del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro.

I dati rivelano un Paese incerto ma non indifferente. Alla domanda se l’Italia dovrebbe seguire il modello tedesco di potenziamento militare e investimento nell’industria a duplice uso civile-militare — il piano da oltre 1.000 miliardi di euro varato da Berlino per il decennio 2025-2035 — gli italiani si mostrano sostanzialmente divisi: il 39% si dichiara favorevole, il 36% contrario e un significativo 25% non sa. Una quota che segnala quanto il dibattito pubblico su questi temi fatichi ancora a trovare linguaggi condivisi.
Sugli effetti attesi di tali investimenti, le opinioni si frammentano in modo quasi paritario tra tre possibilità: il mantenimento dei livelli occupazionali nei settori in crisi come l’automotive (23%), il rafforzamento della deterrenza militare italiana ed europea contro minacce esterne (22%) e il sostegno alla ricerca e sviluppo con ricadute civili (22%). Il 18% non si attende alcun effetto, mentre il 26% non si esprime.
Più netto il giudizio sulla svolta dell’Unione Europea sul Green New Deal e il rallentamento della transizione verso l’auto elettrica: il 52% degli italiani approva la decisione, contro il 31% che la ritiene un errore. Il dato si polarizza nettamente lungo le linee del consenso politico: tra chi approva l’operato del governo italiano la quota dei favorevoli alla scelta europea sale al 74%, mentre tra i critici dell’esecutivo scende al 42% e i contrari raggiungono il 45%.
Alla stessa domanda “L’Unione Europea ha cambiato la propria posizione sul cosiddetto Green New Deal, rallentando la transizione verso l’uso dell’auto elettrica. A tuo avviso…” fra gli elettori che ritengano che abbia “fatto bene” guidano la classifica quelli di Futuro nazionale (94%), seguiti da elettori FDI (82%), Forza Italia (82%), Lega (80%), M5s (52%), seguono gli Astenuti (39%) e poi Azione/IV/+Eu (49%), altri partiti (41%), PD ((41%), AVS (36%).
Prossima tappa a Termoli il 17, 18 e 19 luglio.