La Caritas Diocesana di Trivento presenta il nuovo Quaderno della Solidarietà dal titolo “Non borghi, ma paesi: comunità che resistono allo spopolamento”. Il lavoro nasce dal percorso di osservazione e ascolto che la Caritas porta avanti nella diocesi dal 1992 attraverso il Quaderno della Solidarietà, pubblicato con cadenza triennale, e propone una riflessione sui fenomeni dello spopolamento e della povertà nelle aree interne. Nel testo si evidenzia come, dal 1992 a oggi, i comuni della diocesi di Trivento abbiano perso 16.451 abitanti a causa della crisi demografica, dell’emigrazione e della riduzione dei servizi. Viene inoltre ricordato che, su una popolazione residente a fine 2024 di 32.197 abitanti, gli anziani sono 10.469.

I dati raccolti e presentati dalla Caritas mostrano il forte ridimensionamento demografico dei comuni della Diocesi compresi nella provincia di Chieti. Nel complesso si passa da 9.146 abitanti nel 1992 a 4.512 nel 2024, con una perdita di 4.634 residenti (- 50,7%). In poco più di trent’anni, il territorio ha perso oltre la metà della popolazione.

Il calo riguarda tutti i comuni, ma con intensità differente. In valore assoluto le perdite più consistenti si registrano a Schiavi di Abruzzo, che scende da 1.871 a 622 abitanti (-1.249; -66,8%), e a Castiglione Messer Marino, che passa da 2.574 a 1.447 (-1.127; -43,8%). Molto pesante è anche la flessione di Torrebruna, da 1.366 a 651 residenti (-715; -52,3%), così come quella di Celenza sul Trigno, da 1.224 a 768 (-456; -37,3%).

In termini percentuali, i dati più drammatici sono quelli di San Giovanni Lipioni (-67,3%) e Schiavi di Abruzzo (-66,8%), seguiti da Rosello (- 60,2%) e Roio del Sangro (-56,7%). Relativamente meno accentuata appare la flessione di Borrello (-32,7%) e di Celenza sul Trigno (-37,3%), anche se in entrambi i casi il ridimensionamento resta molto significativo.

Nel complesso, il quadro che emerge dall’area chietina è quello di un territorio particolarmente esposto allo spopolamento, in cui la contrazione demografica non colpisce solo i centri più piccoli, ma investe anche i comuni storicamente più consistenti.