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sabato 4 Aprile 2026
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Calendario venatorio, Pessolano duro: «La Regione ha imparato: tiene buoni i cinghialai e massacra gli altri tipi di caccia»

«Ecco il risultato di una Regione incapace di opporsi ad animalisti e ambientalisti, dirigenti e politici che hanno paura financo della propria ombra, incapaci di copiare da altre Regioni che forti di sentenze del Consiglio di stato hanno…

«Ecco il risultato di una Regione incapace di opporsi ad animalisti e ambientalisti, dirigenti e politici che hanno paura financo della propria ombra, incapaci di copiare da altre Regioni che forti di sentenze del Consiglio di stato hanno restituito dignità all’attività venatoria con aperture e chiusure che ripristinano attività venatorie con le specie stanziali e con le specie migratorie, ridando dignità al cacciatore e alla sua passione».

Il primo a sinistra, Angelo Pessolano, presidente provinciale ArciCaccia Chietino

Caustico commento del presidente provinciale dell’ArciCaccia del Chietino, Angelo Pessolano, all’uscita del calendario venatorio partorito dalla Giunta e dai tecnici regionali dell’Abruzzo.

«Nel guardare il calendario dell’Abruzzo, balza agli occhi la presa per i fondelli di una preapertura inutile alle specie cornacchia grigia, gazza e ghiandaia; due giornate inutili, anzi utili a istigare al bracconaggio. – riprende Pessolano – Proseguiamo, in settembre, sino al trenta, con la sola aggiunta del merlo canterino, mentre in altre regioni si cacciano tortore, fagiani, quaglie e anche anatidi. Si sa, l’Abruzzo non merita questo, i suoi cacciatori sono come  pecore guidate da cani da pastore, le associazioni venatorie poi non si fanno rispettare e si concentrano solo nel cercare di distruggere le altre consorelle».

«Sono ormai anni che abbozziamo, senza protestare, unite, ma ognuna per conto proprio, magari alla ricerca del contentino. – va avanti Pessolano – La Regione ha imparato: tiene buoni i cinghialai e massacra le altre cacce».

E ancora: «Settembre ormai non esiste più sul calendario, gennaio dimezzato. Sono riusciti a ridurre il calendario a tre mesi. A loro, Regione e associazioni venatorie, sta bene così. Basta che hanno novanta giorni per i cinghiali. Il resto è superfluo. La regione finge di ascoltare tutti, convoca, fa parlare, fa esporre le proprie richieste anche per iscritto e poi fa come meglio gli pare. Non sarebbe il caso di bloccare questo scempio e ricorrere noi al Tar avverso a questa schifezza di calendario venatorio? Resta solo il cinghiale. Speriamo che lo si distrugga presto, tanto verso quella strada stiamo andando a passo veloce. Spara oggi, spara domani, spara in selezione, spara in controllo, spara in girata e in braccata. Anche i cinghiali finiranno e forse solo allora ci sveglieremo tutti e faremo in modo di farci rispettare da politici, dirigenti, animalisti e ambientalisti che con la loro incapacità stanno distruggendo la caccia in Abruzzo».

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