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  • ‘Caracciolo’: contratto prorogato a sei medici in quiescenza, ma la carenza di personale resta gravissima

    Sul filo del gong, quando il conto alla rovescia sembrava ormai inesorabile, arriva la proroga grazie al Decreto Milleproroghe 2026. I contratti dei sei medici pensionati in servizio all’ospedale San Francesco Caracciolo di Agnone vengono rinnovati, scongiurando – almeno per ora – lo spegnimento delle luci nei reparti più delicati del presidio altomolisano. La conferma arriva da un atto dell’Asrem che autorizza il proseguimento degli incarichi libero-professionali ai medici in quiescenza, garantendo continuità assistenziale a partire dal 1° gennaio. A quanto pare la proroga ai medici garantirebbe altri tre mesi (fino a marzo, ndr) di servizio all’utenza.

    Una boccata d’ossigeno, maturata all’ultimo istante, dopo giorni di forte apprensione e incertezza. Fino a poche ore fa, infatti, il rischio concreto era quello di ritrovarsi senza personale sufficiente al Pronto soccorso e al reparto di Medicina, con conseguenze potenzialmente devastanti per un ospedale di area disagiata che serve non solo l’Alto Molise, ma anche ampie zone limitrofe dell’Abruzzo.I sei medici in quiescenza rappresentano oggi una colonna portante del Caracciolo. Professionisti che, già lo scorso febbraio, avevano accettato di tornare in corsia per senso di responsabilità e spirito di servizio, rispondendo all’appello di un presidio strangolato da una carenza di personale senza precedenti nella sua storia. Senza di loro, la paralisi sarebbe stata inevitabile: turni scoperti, servizi ridotti, fino alla chiusura di fatto dei reparti cardine.

    La proroga evita dunque il peggio, ma non risolve il nodo centrale. Perché anche questa volta si tratta di una soluzione tampone, dell’ennesimo rinvio che consente di andare avanti di qualche mese senza affrontare il problema alla radice. Il San Francesco Caracciolo continua a sopravvivere di proroga in proroga, affidandosi alla disponibilità di medici pensionati mentre resta drammaticamente privo di una programmazione strutturale. Negli ultimi decenni l’ospedale di Agnone è stato progressivamente depauperato di servizi e professionalità, diventando sempre meno attrattivo per i giovani medici, che scelgono altri territori e altre condizioni di lavoro. Una fuga silenziosa ma costante, aggravata dalle recenti uscite di scena di ulteriori professionisti che avevano resistito fino all’ultimo.Il dato politico e amministrativo resta impietoso: qui si paga il prezzo di una mancata visione, di scelte rinviate, di una sanità territoriale considerata un costo e non un diritto.

    E il conto lo pagano i cittadini dell’Alto Molise, per i quali il Caracciolo non è un optional ma un presidio vitale, spesso l’unico raggiungibile in tempi compatibili con l’emergenza. La proroga ai medici in quiescenza evita lo scenario peggiore, ma non allontana lo spettro dello smantellamento progressivo dell’ospedale. Senza assunzioni stabili, senza investimenti veri, senza una strategia di rilancio, il Caracciolo resta appeso a decisioni dell’ultimo minuto. Agnone oggi non chiede privilegi. Chiede certezze. Chiede che il diritto alla salute non sia affidato al cronometro, né alla buona volontà di chi, pur in pensione, continua a reggere sulle proprie spalle il peso di un intero territorio. Perché senza medici non c’è ospedale. E senza ospedale, per queste comunità già ferite dallo spopolamento e dall’isolamento, non c’è futuro.

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