«I diritti sono come l’aria. Te ne accorgi quando non ci sono più. Nella catena degli eventi, il declassamento del servizio dialisi avverrà nello stesso momento in cui perderemo l’ospedale. Perché il servizio di dialisi è previsto solo nella rete ospedaliera». E’ Enrica Sciullo, assessore comunale uscente e ricandidata a denunciare quello che fino a qualche giorno fa era soltanto un incubo che avrebbe potuto realizzarsi, mentre oggi, alla luce di quanto previsto sul piano operativo sanitario stilato dai commissari ad acta alla sanità del Molise, è ormai una realtà.

Perché quel piano operativo prevede appunto che il “Caracciolo” di Agnone non sia più un ospedale, ma una struttura a gestione infermieristica. E il nuovo status implicherà, come dice l’assessore Sciullo, non lo scomparsa del Pronto soccorso con il medico e lo stesso servizio di emergenza urgenza del 118, ma anche la trasformazione del servizio dialisi, oggi funzionante grazie all’eroica resistenza del medico nefrologo Mastrangelo, in un cosiddetto centro di assistenza limitato.

Al di là delle sigle e delle propagandistiche dichiarazioni dell’Asrem, significherà che ci saranno delle macchine, dei robot, alle quali verranno “attaccati” i pazienti per dializzare, senza alcun medico in presenza. Il tutto viene spacciato da Asrem come una modernizzazione della sanità, ma in realtà si tratta semplicemente di un espediente in linea con il declassamento del “Caracciolo” a ospedale di comunità appunto.

Dopo la protesta dei dializzati, che hanno minacciato di rifiutarsi di sottoporsi al trattamento salvavita, interviene sulla delicata questione il medico Ettore Mastrangelo, unico nefrologo che oggi presta servizio in quel reparto dialisi di Agnone.

«I centri di assistenza limitati sono sorti in tutta Italia da diversi anni, quindi non sono certo una innovazione. – spiega il medico – E sono stati anche abbandonati e trasformati in centri di assistenza decentrata, che prevedono la presenza costante e continuativa di un medico. Questo perché i pazienti, spesso con altre patologie complesse e critiche, non si sentivano protetti e tutelati senza la figura di un medico appunto. Anche i pazienti che fanno riferimento alla dialisi di Agnone sono persone con più patologie che non possono assolutamente essere gestiti a distanza. Parlo di pazienti diabetici, con cardiopatie importanti, oncologici, scoagulati. Affidare questi pazienti ad una gestione infermieristica è estremamente rischioso. Ho già fatto una comunicazione all’Asrem, rappresentando che la quasi totalità dei nostri pazienti non è idonea all’inserimento in un centro di assistenza limitata, gestito da soli infermieri. Queste comunicazioni le ho fatte, dai vertici non ho ricevuto risposte. Sono venuti ad installare un totem per la telemedicina, anche se di fatto non è stato attivato, perché ci vorrà del tempo, ci sono lavori da fare sulla rete e la formazione infermieristica. C’è da convincere i pazienti, ma non ci riusciranno, perché i pazienti si rifiutano categoricamente, come si rifiutano gli infermieri, quindi non si raccontassero menzogne».

Non solo i pazienti, dunque, che minacciano di non dializzare, ma anche medico e infermieri pronti a incrociare le braccia, contro la trasformazione in centro ad assistenza limitata della dialisi. Su tutta la delicata vicenda, tuttavia, pende ora la spada di Damocle del declassamento non solo della dialisi, ma dell’intera struttura sanitaria di Agnone. L’unica speranza è riposta nell’annunciato ricorso al Tar da parte del sindaco Daniele Saia contro quanto previsto dal piano operativo. L’altra questione, irrisolta da decenni, è la prossima uscita di scena dell’unico nefrologo in servizio, perché il dottore Mastrangelo prima o poi andrà in pensione e, almeno al momento, non è previsto alcun sostituto.