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  • Centri dialisi di Agnone e Venafro, l’Aned lancia l’allarme: “Non si può curare con un robot”

    Preoccupazione crescente per il futuro dei centri dialisi di Agnone e Venafro. A denunciarlo è Aned Abruzzo e Molise, l’associazione che tutela i pazienti nefropatici, dopo le segnalazioni arrivate direttamente da chi si sottopone regolarmente ai trattamenti emodialitici nelle due strutture.

    Secondo quanto riferito dall’associazione, la riorganizzazione della struttura di emodialisi di Isernia avrebbe di fatto aperto la strada alla trasformazione dei centri di Agnone e Venafro in Centri di Assistenza Limitata (CAL), strutture senza la presenza stabile del medico e con il controllo a distanza tramite sistemi telematici. Una prospettiva che sta generando forte allarme tra i pazienti.

    Nel caso di Agnone, il distacco dalla gestione della Nefrologia del Cardarelli di Campobasso e l’accorpamento alla nuova struttura con personale medico ridotto rischierebbe di mettere seriamente in difficoltà la continuità del servizio. Ancora più delicata la situazione di Venafro, dove – secondo quanto riferito dai pazienti – sarebbero già stati installati sistemi di controllo remoto durante le sedute dialitiche.

    «La trasformazione dei centri di Agnone e Venafro in strutture senza presenza medica stabile rappresenta un passo indietro in termini di sicurezza e qualità dell’assistenza», afferma la presidente Aned Abruzzo e Molise, Marina Stoppani. «La dialisi è una terapia salvavita e non può essere gestita con soluzioni improvvisate o con un semplice collegamento a distanza. I pazienti hanno diritto a cure sicure e a un presidio sanitario adeguato».

    Aned sottolinea inoltre che i Centri di Assistenza Limitata possono accogliere solo pazienti clinicamente stabili e senza patologie concomitanti, una condizione che riguarderebbe solo una parte degli attuali dializzati. Questo comporterebbe inevitabilmente il trasferimento di molti malati verso altri ospedali, con il problema aggiuntivo dei trasporti, che in Molise non è sempre garantito.

    «Non possiamo accettare che i pazienti si sentano meno sicuri o addirittura spinti a cercare cure fuori regione», aggiunge il vicepresidente don Francesco Martino. «La sanità deve restare vicina alle persone, soprattutto quando si parla di terapie delicate e continue come la dialisi. Ridurre la presenza medica significa indebolire il rapporto umano e la sicurezza del trattamento».

    L’associazione chiede quindi alla Regione Molise e all’Aserm di fermare qualsiasi trasformazione dei centri dialisi di Agnone e Venafro senza un confronto preventivo con le organizzazioni dei pazienti, ribadendo che la priorità deve restare la tutela della salute e della sicurezza dei dializzati del territorio.

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