Loading…
venerdì 24 Luglio 2026
In evidenza

Aree interne, il senatore Fina: «Per garantire servizi ispiriamoci al progetto Polis di Poste Italiane»

«Noi legislatori dobbiamo finalmente partorire un quadro normativo che assicuri il diritto a restare e proprio così abbiamo chiamato la nostra proposta di legge». Lo ha dichiarato il senatore del Pd, Michele Fina, che ha preso parte, nei…

«Noi legislatori dobbiamo finalmente partorire un quadro normativo che assicuri il diritto a restare e proprio così abbiamo chiamato la nostra proposta di legge». Lo ha dichiarato il senatore del Pd, Michele Fina, che ha preso parte, nei giorni scorsi, al confronto con i sindaci dell’Alto Molise e di altre zone dell’Abruzzo e del Molise, organizzato dalla Scuola dei piccoli Comuni a Castiglione Messer Marino.

«Le aree interne dell’Italia non sono periferie dimenticate: sono il cuore vivo e spesso ignorato del nostro Paese. Sono terre ricche di bellezza, storia, saperi e relazioni. Ma sono anche luoghi feriti dalla disattenzione del Governo, da tagli, da mancate risposte e dalla totale assenza di una strategia di crescita e sviluppo». Così la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, che nei prossimi giorni sarà a Capracotta, annunciando la presentazione della proposta di legge per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne, un investimento, anzi un’ipotesi di investimento, pari a sei miliardi di euro. La proposta di legge, che guarda caso arriva sempre dalla forza politica che è all’opposizione, introduce misure strutturali per rivitalizzare i territori montani e periferici: benefici fiscali per le imprese che investono nelle aree interne; agevolazioni per l’acquisto della prima casa e per favorire lo smart working; incentivi per il personale scolastico e sanitario per garantire servizi di qualità; un piano straordinario di investimenti pubblici per infrastrutture, mobilità e servizi essenziali.

Belle idee e lungimiranti progetti, quegli stessi che si ascoltano da decenni ormai e che provengono da destra e da sinistra, ma non si traducono mai in azioni concrete, in leggi e soprattutto in finanziamenti. E proprio al senatore Fina, durante il confronto pubblico al quale hanno preso parte, tra gli altri amministratori, anche Lino Gentile di Castel del Giudice e l’assessore Enrica Sciullo di Agnone, abbiamo chiesto conto di questo, cioè del motivo per il quale si fanno proposte solo quando si è all’opposizione, mentre quando si diventa forza di Governo e si amministrano i soldi pubblici quelle stesse idee non vengono mai concretizzare né attuate.

«C’è tutta una retorica sulle aree interne che evidentemente dobbiamo superare per fare davvero una inversione ad u. – ha risposto il senatore del Partito democratico – Non c’è, purtroppo una teoria o una formula da applicare alle aree interne che funzioni. Per capire cosa bisogna fare bisogna ascoltare i sindaci e le comunità locali. Il più grande degli errori è continuare ad avere un approccio numerologico, perché non funziona. Continuare a diffondere in Italia campi di padel, tanto per dirne una, non serve a nulla se non a riempire di pazienti i reparti di ortopedia degli ospedale. Al di là delle battute sui campi di padel, è evidente che abbiamo bisogno di politiche in grado di garantire servizi a tutti, anche nei luoghi dove vanno scomparendo, perché sono diritti universali appunto, anche nelle aree interne». Quei servizi, la sanità, la viabilità, l’istruzione, che, per usare le parole del professore Rossano Pazzagli, «chiamiamo servizi, ma in realtà sono diritti».

E il senatore Fina ha fatto l’esempio del progetto “Polis” di Poste Italiane. Nelle aree interne si stavano chiudendo gli uffici postali, perché facevano poche operazioni; è intervenuto lo Stato, perché Poste è una partecipata statale appunto, e ha affrontato una spesa, quindi soldi pubblici, «del tutto compatibile – ha sottolineato il senatore Fina – con l’esigenza di mantenere una funzione in ogni Comune d’Italia» capillarmente sul territorio, anche nelle aree interne. «Questo progetto di Poste può essere ripetuto per moltissimi altri servizi, per garantire quei diritti universali ovunque, anche se sono un costo per lo Stato, perché sono una spesa compatibile con gli obiettivi dello Stato appunto».

«Lo spopolamento, dal punto di vista delle istituzioni, non è un problema, è un fenomeno, è lo spostamento di persone da un posto ad un altro. – ha sottolineato il senatore Fine entrando nel dettaglio del tema – Mentre invece è un problema, è un serio problema. E allora serve una politica che sposti persone verso questi luoghi considerati periferici. Allora non faccio più una fiscalità di vantaggio, ma una fiscalità di obiettivo; cioè mi do l’obiettivo che in questi luoghi torni a vivere un numero sufficiente di persone. E questo indirizzo cambia tutto. Così alcune imprese, a partire da quelle pubbliche, potrebbero promuovere un lavoro da casa, delocalizzato, se questo è in qualche misura premiato da misure ad hoc.

Le politiche che servono per perseguire questo obiettivo non sono così complicate e nemmeno così costose. Basterebbe l’impiego pubblico per risolvere già metà del problema, spostando qualche centinaio di migliaia di impiegati nelle aree interne, con lavoro da remoto. C’è poi tutto il tema inevaso dei servizi ecosistemici, con la montagna che produce beni essenziali, come l’acqua, a beneficio di tutti. E’ evidente che c’è anche un elemento di libertà: io devo essere libero di restare nelle aree interne. Il punto è che oggi questa libertà è compressa. E in questo c’è la negazione di un diritto fondamentale della Costituzione. Oggi non ho il diritto di restare se non a condizioni di sacrificio, mentre lo Stato deve costruire le condizioni affinché io possa restare nelle aree interne».

E’ un cambio di strategia quello che propone il senatore Fina, rispetto allo spopolamento: non più un fenomeno problematico da arginare, ma un obiettivo da perseguire, cioè riportare persone a vivere nelle aree interne, creando politiche che vadano in quella direzione. «Lo spopolamento non è ineluttabile, non è un problema demografico, ma democratico» ha aggiunto in chiusura il senatore Fina, che poi, rispondendo alla famosa domanda di cui sopra ha precisato: «E’ chiaro che quando si è all’opposizione si ha meno responsabilità nel formulare anche proposte. Quando poi si diventa maggioranza e si governa il paese quelle proposte vanno riprese e trasformate in politiche attive e concrete; altrimenti sei solo un chiacchierone».

Francesco Bottone

Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

Lascia un commento