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giovedì 19 Marzo 2026
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Declassamento, Paglione sbotta: «Silenzio inquietante sull’ospedale di Agnone»

«La salute è un diritto, non un privilegio. E invece, nella provincia di Isernia, questo diritto sta diventando sempre più difficile da esercitare. Ospedali depotenziati, servizi ridotti, presidi territoriali che scompaiono. Ora si dà per certa anche la…

«La salute è un diritto, non un privilegio. E invece, nella provincia di Isernia, questo diritto sta diventando sempre più difficile da esercitare. Ospedali depotenziati, servizi ridotti, presidi territoriali che scompaiono. Ora si dà per certa anche la chiusura del punto nascita dell’ospedale “Veneziale”. Un altro colpo a un sistema sanitario già messo a dura prova».

Candido Paglione, sindaco di Capracotta e presidente dell’Uncem Molise, alza la voce contro la politica dei tagli progressi ai servizi che continuano a penalizzare il territorio montano. E’ la logica dei numeri che contesta Paglione, quella in base alla quale i servizi periferici vengono soppressi e tagliuzzati perché, appunto, non si reggono in base alla casistica. Mentre la Costituzione repubblicana dice l’esatto contrario e che cioè si hanno i diritti di cittadinanza, che comprendo appunto anche la fruizione dei servizi basilari, a prescindere da dove si è nati o si vive, a prescindere da tutto, perché i cittadini sono tutti uguali e con pari e identica dignità.

«E domani? – riprende Paglione – Toccherà sicuramente ad altri servizi essenziali. Intanto sull’ospedale di Agnone sembra essere calato un silenzio inquietante. A Isernia, quindi, non nasceranno più bambini e al territorio e ai suoi ottantamila abitanti non è riconosciuta neanche la dignità istituzionale di essere Provincia». Le sorti del “Caracciolo”, che i commissari vogliono declassare a struttura a gestione infermieristica, sono in realtà nelle mani del Ministero, perché lì, in quella sede, il Piano sanitario operativo è in attesa di essere esaminato, emendato o eventualmente avallato. Però Paglione parla di «silenzio inquietante», perché di fatto nessun esponente politico di peso, né in Regione, né in Parlamento, ha speso una parola per la salvaguardia dell’ospedale di montagna.

E’ stato costretto a farlo, nei giorni scorsi, l’ingegnere Rocco Sabelli, nel corso di un evento sportivo di caratura nazionale ospitato al palasport agnonese. Il top manager di Agnone ha lanciato una sorta di “catena di Sant’Antonio” da inviare a tutti i suoi influenti contatti, fino al Ministero evidentemente, proprio finalizzata a tutelare l’ospedale di Agnone e dell’Alto Molise.

«Intanto c’è chi ha scelto di non restare in silenzio. – riprende Candido Paglione – Il sindaco di Isernia da quasi tre mesi dorme in una tenda davanti all’ospedale. Una protesta civile, forte, che richiama tutti alle proprie responsabilità. Quello di Piero Castrataro non è solo un gesto simbolico: è il grido di un intero territorio che non vuole essere abbandonato. Perché senza sanità non c’è futuro. E senza futuro, le nostre montagne si svuotano. Ma una montagna che si svuota non è un problema solo di chi ci vive. È un danno per tutti: meno cura del territorio, più rischio di dissesto, meno tutela dell’ambiente. La montagna protegge, produce acqua, abbatte CO₂, custodisce biodiversità. È un bene comune. Dunque, paradossalmente, difendere la sanità pubblica significa difendere tutto questo. E significa difendere la dignità delle persone e il principio di uguaglianza. Significa difendere la nostra Costituzione e la legge numero 833 del 1978, che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale e che oggi vogliono cancellare. Non possiamo tornare indietro. – chiude Paglione – Non possiamo accettare che il diritto alla salute dipenda dal luogo dove vivi. La sanità pubblica si difende, ovunque. Ora».

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