Può un sindaco, o una giunta comunale, decidere di modificare per i prossimi secoli il territorio e il paesaggio, senza alcun coinvolgimento della popolazione locale? Questa è la domanda che bisognerebbe porre a chi, forte della fascia tricolore indossata, prende accordi con speculatori e multinazionali autorizzando o comunque non muovendo un solo muscolo contro uno sfruttamento massivo e impattante delle montagne a cavallo tra l’Abruzzo e il Molise. A guardare la concentrazione di centrali eoliche di zona, senza soluzione di continuità dalla vallata del Trigno a risalire verso il Molise Altissimo, sembra che tiri vento solo qui. Invece probabilmente i “signori del vento” hanno trovato un territorio facile da colonizzare, con amministratori locali pronti ad accettare anche quattro spicci o i più famosi trenta denari pur di non ostacolare il dilagare di torri eoliche.

Il consigliere regionale Andrea Greco ha tirato fuori, in questi giorni, la vicenda degli accordi tra le due parti, chiamati in maniera ridicola “misure compensative“. Già il nome, in realtà, fa capire che tutta l’operazione eolica è una fregatura: se devo compensarti con delle misure, vuol dire che ti sto evidentemente creando un danno. La compensazione questo è: ti do dei soldi perché con le mie wind farm ho distrutto e modificato per sempre l’ambiente e il paesaggio circostante.

«Più di due anni fa iniziai una battaglia e sollevai parecchi dubbi sul progetto di repowering del parco eolico tra Vastogirardi, Agnone e Castel del Giudice. – spiega il consigliere regionale Andrea Greco – Organizzammo incontri pubblici per mettere in guardia cittadini e amministratori: non si stava decidendo semplicemente dove collocare pale eoliche alte più di cento metri, ma se modificare per sempre il paesaggio dell’Alto Molise. Molti pensarono che stessi esagerando. In realtà ho continuato a occuparmi di questa vicenda anche quando se ne è smesso di parlare: ho letto delibere, determine, autorizzazioni e provvedimenti regionali. Ed è proprio guardando le carte che emerge un fatto che mi lascia senza parole».

E tira fuori i documenti, il consigliere Greco, che infatti spiega: «Il 27 giugno la Giunta comunale di Agnone ha approvato una lettera di intenti con Enel Green Power nella quale viene individuata, come intervento destinato alla nostra comunità, la riqualificazione dell’illuminazione dello stadio comunale per un valore massimo di 135 mila euro. Ma non basta. Negli stessi atti, il Comune arriva addirittura a dichiararsi “pienamente soddisfatto dell’ammontare del valore delle misure compensative”. Da una prima analisi della documentazione, Agnone non risulta nemmeno destinatario delle vere misure compensative previste nel procedimento autorizzativo regionale, nonostante il nostro territorio sia tra quelli che subiranno in maniera permanente l’impatto paesaggistico di un impianto eolico da 24 MW, capace di produrre energia per decenni e di generare ricavi per decine di milioni di euro. E allora una domanda è inevitabile: davvero il prezzo da pagare per compromettere per sempre uno degli skyline più belli dell’Appennino è l’illuminazione di uno stadio? 135mila euro totali per Agnone, a fronte di utili che sono potenzialmente di oltre 5 milioni di euro l’anno».

Ciò che accade per Agnone, avviene per tutti gli altri centri di zona: quattro spicci, una sorta di elemosina o di mancia, per mettere a tacere i sindaci e diventare i padroni delle montagne altrui. Il tutto senza alcun coinvolgimento delle popolazioni locali, che sono i veri proprietari del paesaggio e delle montagne. «Quei lavori – riprende Andrea Greco – si sarebbero potuti finanziare con fondi regionali, nazionali o europei. Il nostro paesaggio, invece, una volta trasformato non tornerà più quello di prima. Nei prossimi giorni continuerò ad approfondire tutta la documentazione. Chi ha fatto un’istruttoria tecnica per verificare che quella compensazione fosse realmente adeguata? Ma soprattutto: esiste un’istruttoria tecnica? Infine: il nostro territorio è stato realmente difeso come meritava? A mio avviso no! Ci lasciano meno delle briciole, mentre il paesaggio cambia per sempre. Utilizzerò tutti gli strumenti che il mio ruolo di consigliere regionale mi mette a disposizione, perché vi garantisco che questa storia è appena cominciata».
Francesco Bottone