• Editoriale
  • La fine del Ramadam

     

    In una cittadina della provincia di Diyala, alle porte di Bagdad, già preda dei miliziani dell’Isis, la gente stava festeggiando con apparente semplicità e buon umore, la fine del mese di digiuno del Ramadan, ed era radunata nella piazza principale della città occupata, migliaia le persone radunate, che si aggiravano nei mercati e nei mercatini dei sobborghi ed ecco giungere a folle velocità sulla folla, un camion caricato di tre tonnellate e mezzo di esplosivo.

    La città ha tremato.

    Uno squasso terribile, centinaia tra morti e feriti .

    Sulla sponda opposta del continente africano, nella città di Damaturu, in Nigeria, una donna ed un bambina (agghiacciante) di appena 11 anni, entrano in una moschea gremita di fedeli, anch’essi intenti a festeggiare la fine del Ramadan, ed ecco improvvisa, straziante, terribile : una nuvola di fumo e di detriti si alza nella Chiesa, le due apparentemente gioconde fanciulle, ridotte ad un nulla e con loro centinaia di uomini, donne e bambini e centinaia di feriti.

    La intensificazione di episodi di questo genere è davvero impressionante.

    A Chattanooga, in Tennessee, sulle placide rive dell’omonimo fiume che l’attraversa, il distaccamento della marina militare statunitense viene preso d’assalto da un giovane di 23 anni,  -integrato nella civiltà americana, di origine del Kuwait, famiglia apparentemente per bene – che a bordo di una Ford Mustang, scoperta, decappottabile, piomba tra i marines, ed uccide quattro giovani come lui, e datosi, poi, alla fuga, viene inseguito e raggiunto come una belva ed abbattuto.

    Credo che sia davvero l’ora di fare finalmente qualcosa di assolutamente compatto, convinto, condiviso da parte di tutti gli stati democratici del mondo.

    La gente non ne può più.

    Sintomo di questo grave stato d’animo della gente è la furiosa reazione a Roma e in una cittadina del Trevigiano, Quinto, della gente, contro l’arrivo non gradito di nuovi immigrati, che si spingono sin dentro, ormai, nei gangli abitativi delle città, in modo –  senza volere fare del razzismo di basso taglio –  talvolta violento e persino perturbante la compagine urbanistico sociale, che sta attorno agli edifici occupati.

    La gente ha paura: le notizie che si susseguono sono purtroppo non rassicuranti, e, benchè chi scrive è uno di quelli che crede all’integrazione, al multiculturalismo e alle multietnie non può rimanere indifferente alla notizia del giovane del Senegal che nella tratta ferroviaria Livorno–Pisa (a 20 minuti circa di percorrenza !) insegue lungo il corridoio del treno una ragazza di appena 20 anni, la bracca, la spinge sul pavimento e quivi consuma uno stupro, quasi alla presenza di altri viaggiatori che impauriti dall’atletica forma del giovane, non hanno il coraggio di soccorrere la vittima, sacrificata in un batter baleno.

    Franco Cianci 

     

     

     

     

     

     

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