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giovedì 20 Agosto 2026
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Strade tagliafuoco e bacini idrici per combattere gli incendi, Monaco: «La Regione fornisca ai Comuni i fondi necessari»

«L’Abruzzo brucia e il cuore si stringe nel vedere la nostra terra ferita dall'ennesimo disastro. È una realtà drammatica che sto vivendo in prima persona, da cittadino e da Sindaco di Rosello, con il grave rogo che ha…

«L’Abruzzo brucia e il cuore si stringe nel vedere la nostra terra ferita dall’ennesimo disastro. È una realtà drammatica che sto vivendo in prima persona, da cittadino e da Sindaco di Rosello, con il grave rogo che ha colpito la località di Valle Amara, al confine con il comune di Roio del Sangro, arrivando a minacciare da vicino un patrimonio inestimabile come la nostra Abetina. Vedere i boschi trasformarsi in inferni di cenere non è solo una tragedia ambientale: è una ferita carnale per chi queste montagne le ama, le difende e le vive ogni giorno».

Così Alessio Monaco, consigliere regionale in Abruzzo e sindaco di Rosello, nel Chietino, a confine con l’Alto Molise. «Ma di fronte a questo scempio non possiamo continuare a versare lacrime di circostanza. – riprende – Serve una profonda, impietosa operazione di verità. Dobbiamo dirlo con estrema chiarezza: al netto delle gravissime responsabilità dolose o colpose riconducibili all’azione di criminali, delinquenti e sciacalli che non si rendono conto della devastazione che causano, verso cui servono controlli spietati e pene severe, questi eventi estremi accadranno sempre più spesso nei prossimi anni a causa della crisi climatica in atto. Non siamo di fronte a tragiche fatalità isolate, ma a un’emergenza strutturale destinata a peggiorare se non cambiamo radicalmente approccio e visione politica. Durante i momenti più critici dell’emergenza ho avuto un confronto costante con il Direttore della Protezione Civile Regionale, Maurizio Schelli, verso il quale va il mio ringraziamento per la disponibilità e il lavoro svolto. Tuttavia, la verità va detta a testa alta: anche il professionista più valido si ritrova a combattere a mani nude se viene messo a capo di una vera e propria scatola vuota. Se in questo contesto si sono potute tamponare alcune situazioni, lo si deve all’impegno e ai contatti diretti messi in campo, ma le doti dei singoli non possono e non devono supplire alla carenza di una struttura organizzata. L’attuale impianto della Protezione Civile regionale appartiene a un passato superato e va completamente rifondato.

Sulla pelle delle aree interne si è consumato un vero e proprio delitto politico. A peggiorare la situazione negli anni è stata la progressiva ritirata dello Stato e della Regione: il colpevole ridimensionamento del Corpo Forestale dello Stato con la chiusura dei Comandi Stazione e lo scellerato smantellamento delle Comunità Montane, avvenuto sotto la Giunta Chiodi, hanno privato i nostri territori di un presidio fondamentale per la manutenzione del territorio, dei boschi e il monitoraggio capillare. A questo si aggiungono lo spopolamento della montagna e l’abbandono dell’agricoltura e della pastorizia tradizionali, processi che hanno progressivamente sottratto ai nostri monti quelle “sentinelle naturali” che per secoli hanno garantito la custodia, la pulizia e la cura quotidiana del territorio. Oggi paghiamo a caro prezzo il conto di quell’abbandono e di quelle scelte sbagliate, con montagne lasciate sguarnite e indifese.

Oggi anche gli stessi ed efficientissimi Canadair rischiano di essere superati dalle nuove tecnologie e dai limiti operativi nei contesti più impervi: servono mezzi aerei di nuova generazione, più flessibili, veloci e specifici per il soccorso montano. Ma soprattutto risulta inconcepibile che una regione come la nostra, custode di ben 25 riserve naturali regionali, tre parchi nazionali, un parco regionale e dotata di una propria infrastruttura aeroportuale, debba vedere partire i Canadair dalle basi di Roma invece che dal proprio aeroporto di Pescara. È inaccettabile perdere un tempo prezioso nei trasferimenti quando si potrebbe avere un presidio aereo operativo direttamente sul territorio per intervenire tempestivamente.
Oltre ai mezzi aerei, serve costruire la risposta a terra. La Regione deve smettere di arroccarsi nei palazzi e iniziare a investire direttamente sui Comuni, fornendo agli enti locali i fondi necessari per realizzare e mantenere le strade tagliafuoco e costruire una rete capillare di bacini idrici dedicati nei punti strategici della montagna, al fine di azzerare i tempi morti nei rifornimenti di elicotteri e autopompe».

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