«Ancora una volta chi amministra, chi governa, ha il dovere di cogliere le opportunità che nascono dall’emergenza, là dove sessant’anni, cinquant’anni fa non si è fatta la necessaria prevenzione ambientale, urbanistica, edilizia, arborea. Dopo la tragedia del Vajont è evidente che a nessuno mai verrebbe di nuovo in mente di costruire una diga a ridosso di una montagna d’argilla. Prima del terremoto dell’Irpinia non esisteva nemmeno il concetto ideale di una organizzazione denominata Protezione civile. Il terremoto di L’Aquila ci ha purtroppo drammaticamente reso la consapevolezza dell’obbligo di rivedere ampi capitoli dei protocolli urbanistici rendendo obbligatoria l’adozione di strumenti antisismici, a partire dall’edilizia pubblica, scuole, nidi d’infanzia, ospedali, palestre, tribunali, fino all’edilizia privata, costruzioni oggi più costose, ma sicure».

Sono le riflessioni dell’onorevole Luciano D’Alfonso che nella giornata di ieri ha effettuato un sopralluogo sui luoghi del dissesto nell’Alto e Medio Vastese.

«I sopralluoghi a Castiglione Messer Marino, a Fraine, a Schiavi d’Abruzzo, a Lentella per la Fondo Valle Treste, hanno dimostrato che siamo davanti ad una oggettiva rottura di civiltà in danno di Abruzzo e Molise, poiché sono impediti i diritti fondamentali della domanda di Cura, della domanda di Istruzione e della domanda di Lavoro».
