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lunedì 13 Luglio 2026
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Alto Molise senza trasporti ferroviari, l’associazione LeRotaie denuncia la teoria dei “rami secchi” e il paradosso dei costi di manutenzione

Riceviamo da Gianluca Di Lonardo, dell'associazione LeRotaie-Molise, e pubblichiamo: Lo scorso 3 luglio, la stazione di Carovilli-Roccasicura è tornata a essere, per un'intera giornata, il cuore pulsante di una comunità. Un treno fotografico ha conquistato la scena per…

Riceviamo da Gianluca Di Lonardo, dell’associazione LeRotaie-Molise, e pubblichiamo:

Lo scorso 3 luglio, la stazione di Carovilli-Roccasicura è tornata a essere, per un’intera giornata, il cuore pulsante di una comunità. Un treno fotografico ha conquistato la scena per le riprese del nuovo film di Riccardo Milani, “Salute!”. Vedere sostare Antonio Albanese sulla banchina, nei panni di un passeggero in attesa di un convoglio in arrivo nella fantasiosa “Pietramolise”, ha regalato una suggestione potente. Eppure, dietro la magia della finzione cinematografica, si nasconde una realtà amara e irrisolta: l’attore ha vissuto per copione ciò che all’intera comunità altomolisana è negato nella vita reale ormai dal dicembre 2010.
La scure dei “rami secchi” e il paradosso dei costi.

Da quasi quindici anni, la scellerata teoria dei cosiddetti “rami secchi” ha portato alla sospensione del servizio ordinario lungo la storica tratta Sulmona-Isernia. Una linea giudicata “troppo costosa” dalle Ferrovie dello Stato di allora, in procinto di trasformarsi in una Trenitalia sempre più orientata agli investimenti a mercato e, di conseguenza, sempre più lontana dalle reali esigenze di mobilità dei territori periferici.


In questo contesto, è fondamentale sottolineare un aspetto che rende la situazione ancora più stridente: la linea non è chiusa, bensì sospesa. Essendo tale, è costantemente oggetto di manutenzioni ordinarie e straordinarie. Lo dimostrano gli 800mila euro appena stanziati per abbellire la stazione di Castel di Sangro. Questo dato fa un rumore assordante quando si parla di “sostenibilità economica”, perché impone una domanda diversa: se si spendono soldi pubblici per mantenere una linea sospesa senza chiedersi nulla della sostenibilità dell’investimento, non ha molto più senso investire anche in un contratto di servizio sperimentale che pensi ai giorni feriali? Un servizio che guardi a quei luoghi nuovamente ripopolati di studenti e lavoratori, come succedeva fino a poco tempo fa.

Tutti si preoccupano di quanto costi riaprire una ferrovia, ma nessuno ha ancora chiaro quanto sia deficitario, in termini di costi sociali e investimenti improduttivi, ostinarsi a tenerla chiusa. Il miracolo del treno turistico: una vittoria, ma non un traguardo
In questo vuoto istituzionale, il 4 marzo 2012 l’associazione LeRotaie ha dato il via a un sogno visionario: il treno turistico. Alla guida di quel primo convoglio c’era l’ingegner Luigi Cantamessa, divenuto successivamente direttore dell’ormai consolidata Fondazione FS Italiane. Oggi, quel treno turistico è gestito in maniera abilmente imprenditoriale ed è diventato un formidabile vettore di pubblico.

Tuttavia, questo successo ha un rovescio della medaglia. L’interesse diffuso per la ferrovia si risveglia quasi esclusivamente in occasione di richieste esplicite per soste durante feste tradizionali o eventi in cerca di visibilità. Nessuno, a livello istituzionale, ha più palesato un interesse concreto per il ripristino del servizio passeggeri ordinario. Viene da chiedersi: a chi
giova investire su una linea che non può portare passeggeri, ma solo turisti che rischiano di trovarsi spettatori della desolazione di paesi svuotati proprio dalla carenza di servizi?


Le ferrovie non sono giocattoli per il fine settimana. Questa rassegnazione è il sintomo grave di una disattenzione diffusa nei confronti dei servizi indispensabili alla quotidianità. Si è fatta strada la pericolosa convinzione che il turismo (spesso “pagato da altri” e vissuto in modalità mordi-e-fuggi) sia sufficiente, da solo, a salvare i nostri paesi da una drammatica emorragia demografica. Non è così. A questo proposito, ci piace ricordare che i membri di questa associazione già 15 anni fa protestarono calcando tutte le traversine della linea in un simbolico cammino al fianco dello scrittore Riccardo Finelli, autore del libro “Coi binari fra le nuvole”, divenuto emblema della nostra protesta. Un cammino resistente, degno di paragoni con la tenda a presidio di un ospedale o la fiaccolata per impedire la chiusura di una scuola di montagna.

Non abbiamo ancora visto il film di Riccardo Milani, ma l’auspicio è che “Salute!” possa finalmente dare la sveglia a un intero ambito ipnotizzato dal sogno turistico. Le infrastrutture ferroviarie non sono attrazioni da luna park o giocattoli da rispolverare solo nel fine settimana: sono presìdi di civiltà, strumenti fondamentali e imprescindibili per invertire la tendenza dello spopolamento. Riempirsi la bocca di concetti come “rilancio delle aree interne”, “smart working” e “digitalizzazione”, dimenticando l’importanza primaria di modelli di trasporto concreti e funzionanti sul territorio, è un’ipocrisia inaccettabile.

È una grave disattenzione che, a 15 anni dalla progressiva smobilitazione dei collegamenti e dalla sospensione del servizio sulla linea Pescara-Napoli, il nostro territorio sta pagando a un prezzo durissimo. Un prezzo che appare ancora più incomprensibile se si considera che quest’asse ferroviario rappresenterebbe, per un intero Appennino interno spesso coinvolto in strategie anti-spopolamento rivelatesi fallimentari, la vitale connessione strategica verso le reti ad Alta Velocità (AV) e verso ben due aeroporti internazionali. Il cinema ha riportato il treno a “Pietramolise”. Ora spetta alla politica e alle istituzioni l’obbligo di riportare i treni, quelli veri e quotidiani, a Carovilli e in tutto l’Alto Molise.


Associazione Culturale LeRotaie-Molise

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