Loading…
giovedì 14 Maggio 2026
In evidenza

Alto Molise, una terra senza più bambini. Caritas: «Il ricambio generazionale si è fortemente indebolito»

Stanno facendo rumore i dati forniti dalla Caritas diocesana di Trivento in merito allo spopolamento delle "terre alte" tra Abruzzo e Molise. Le analisi pubblicate sul Quaderno della Solidarietà dal titolo “Non borghi, ma paesi: comunità che resistono…

Stanno facendo rumore i dati forniti dalla Caritas diocesana di Trivento in merito allo spopolamento delle “terre alte” tra Abruzzo e Molise. Le analisi pubblicate sul Quaderno della Solidarietà dal titolo “Non borghi, ma paesi: comunità che resistono allo spopolamento” restituiscono l’immagine di un territorio segnato da un lungo declino demografico.

Nel 1992 fu pubblicata la prima indagine sociologica sulla popolazione della Diocesi di Trivento, nella quale si metteva in evidenza come, in assenza di un’inversione di tendenza nei flussi migratori e nel calo delle nascite, entro il 2040 molti paesi del territorio sarebbero andati incontro a un progressivo spopolamento, fino al rischio concreto della scomparsa. Il confronto tra i dati attuali e quelli del 1992 non costituisce dunque soltanto un esercizio statistico, ma uno «strumento di riflessione e di programmazione» spiega don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana.

«Quantificare il numero dei residenti “mancanti” significa rendere immediatamente visibile la portata del fenomeno e offrire una base oggettiva per immaginare politiche di rilancio, di attrazione di nuovi abitanti e di sostegno alle famiglie. – aggiunge il sacerdote in trincea – Questa analisi non intende soltanto misurare la distanza tra passato e presente, ma anche sollecitare una presa di coscienza collettiva. Dietro i numeri si legge infatti una trasformazione profonda del territorio, che interpella istituzioni, comunità locali e realtà ecclesiali. Per questo i dati possono diventare non solo memoria di ciò che è
stato perduto, ma anche punto di partenza per costruire azioni concrete capaci di contrastare il declino demografico e restituire vitalità sociale, economica e culturale ai paesi della Diocesi».

Lo studio non mostra soltanto che la popolazione è diminuita, cosa piuttosto evidente, ma dimostra soprattutto che si è spezzato il ricambio tra generazioni. Da un lato crolla il numero dei bambini e dei ragazzi, dall’altro diminuisce anche la popolazione anziana, ma molto più lentamente. «È proprio in questa distanza tra le due dinamiche che si coglie il senso più drammatico del fenomeno» spiegano dalla Caritas. Il dato più impressionante riguarda la fascia tra zero e quattordici anni, quella pediatrica. 

Nel complesso si passa da 3.317 bambini e ragazzi nel 1992 a 1.525 nel 2025, con una perdita di 1.792 unità, pari al -54,0 per cento. In poco più di trent’anni è scomparsa oltre la metà della popolazione più giovane. In alcuni casi il calo è durissimo: Pietrabbondante passa da 127 a 23 ragazzi (-81,9%), Chiauci da 42 a 12 (-71,4%), Capracotta da 146 a 44 (-69,9%), San Pietro Avellana da 70 a 23 (-67,1%), Poggio Sannita da 100 a 33 (-67,0%). Anche Agnone, pur restando il centro numericamente più consistente, scende da 960 a 424 bambini e ragazzi, con una perdita di 536 unità (-55,8%).

Diverso è l’andamento della popolazione anziana. Gli over 65 passano complessivamente da 6.284 a 5.339, con una perdita di 945 persone, pari al -15,0%. Anche qui il calo esiste, ma è molto più contenuto rispetto a quello della fascia giovanile. In alcuni comuni, anzi, la popolazione anziana cresce. Agnone passa da 1.215 a 1.398 over 65 (+183; +15,1%), Carovilli da 335 a 372 (+37; +11,0%), Frosolone da 726 a 774 (+48; +6,6%). In altri casi la riduzione è minima, come a Civitanova del Sannio (-0,7%), Sant’Angelo del Pesco (-2,6%) e Rionero Sannitico (-5,6%).

Questo significa che, mentre i bambini e i ragazzi diminuiscono ovunque in maniera molto marcata, la fascia anziana resta spesso stabile o quasi, e talvolta aumenta. È un segnale molto forte: il peso relativo delle età più avanzate cresce anche quando il totale della popolazione si riduce. «Il messaggio è molto chiaro: il ricambio generazionale si è fortemente indebolito. – spiegano dalla Caritas – Le scuole si svuotano, le classi si assottigliano, diminuisce la presenza delle famiglie giovani, e con essa si indebolisce anche quella trama quotidiana fatta di relazioni, servizi, vita associativa e continuità sociale che tiene vivi i paesi. Dietro le percentuali non ci sono soltanto cifre, ma case con meno bambini, strade più silenziose, comunità in cui il passaggio tra una generazione e l’altra diventa sempre più fragile.
In questo senso, le tabelle non descrivono solo un calo demografico: raccontano una trasformazione profonda della vita collettiva. La popolazione anziana, pur diminuendo in alcuni casi, resiste molto più della componente giovanile; e proprio questo squilibrio rende evidente che la questione centrale non è solo quanti abitanti mancano, ma quali generazioni stanno venendo meno». fb

Sostieni la stampa libera, anche con 1 euro.

Lascia un commento