Un’aula piena, il silenzio assoluto, gli occhi fissi su chi parla. Non è una lezione come le altre quella vissuta dagli alunni dell’istituto comprensivo di Castiglione Messer Marino, Palmoli, Celenza sul Trigno e Roccaspinalveti. È un viaggio nella memoria, nel dolore e nella consapevolezza. Davanti a loro, Maria Paola Arcasi. Non solo una maestra, ma una sopravvissuta.

Una bambina di dieci anni, un tempo, seduta su un treno diretto a Milano per trascorrere il Natale con gli zii. Una bambina che non sapeva che quel viaggio le avrebbe cambiato la vita per sempre. Era il 23 dicembre 1984. Alle 19:08 il treno Rapido 904 attraversava la Grande Galleria dell’Appennino quando una violenta esplosione squarciò il buio. Sedici morti, centinaia di feriti. Tra loro, lei.

«Io ero girata verso il finestrino», racconta. «Stavo guardando una goccia». Un’immagine semplice, quasi innocente. Poi il fragore, il caos, il dolore. I vetri che esplodono, le ferite agli occhi, il rischio di non vedere più. Aveva paura già prima di partire. Era il suo primo viaggio in treno. Ma sua madre l’aveva rassicurata con una promessa: «Quando arriviamo a Milano, vedrai la neve». Non l’aveva mai vista.

Quel sogno, però, si è spezzato nel cuore di una galleria. «Solo giorni dopo abbiamo capito che non era stato un incidente». Dietro quell’esplosione c’era la mano della criminalità organizzata, un attacco che avrebbe segnato profondamente la storia del nostro Paese. I ragazzi ascoltano in silenzio. Qualcuno abbassa lo sguardo, qualche altro trattiene il respiro.

In quella storia lontana nel tempo, riconoscono qualcosa di vicino: l’età, le emozioni, la fragilità. Le domande arrivano, tante, sincere. E lei risponde a tutte, con precisione, ma soprattutto con il cuore. «Porto questa testimonianza perché i giovani pensano che la mafia sia lontana», spiega. «Ma può colpire ovunque, chiunque. E si combatte iniziando da noi, dal nostro modo di pensare».

Non è solo un racconto. È un’eredità. Un invito a scegliere, ogni giorno, da che parte stare. Quando l’incontro finisce, resta qualcosa nell’aria. Non solo commozione, ma consapevolezza. Perché la memoria, quando diventa viva, non si limita a ricordare: insegna, scuote, cambia. E dopo il 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, quelle parole pesano ancora di più, non come un semplice ricordo del passato, ma come una responsabilità per il presente.

Si ringrazia l’insegnante Maria Paola Arcasi.
Si ringraziano le forze dell’ordine presenti, con il capitano comandante della compagnia di Atessa, Francesco Giovine e il maresciallo comandante della locale stazione Carabinieri, Alfredo Abbruzzese.
Referente del progetto “Legalità”dell’Istituto di Castiglione M.M.-Carunchio
Ins. te Regina Pierantonio