La notizia delle presunte minacce elettorali rivolte non si sa ancora bene da chi e a danno di chi, nella piccola comunità di Poggio Sannita ha fatto un certo rumore. Ne ha dato notizia, su queste colonne, il candidato sindaco Raffaele Policella, ma dalle indiscrezioni raccolte in paese pare che sia un andazzo piuttosto frequente, cose che accadono prima e durante ogni tornata elettorale per il rinnovo delle cariche comunali.

Solitamente si è portati a credere che non c’è molto interesse alle elezioni amministrative, che chi accetta di farsi eleggere sindaco lo fa quasi per spirito di servizio. In realtà, invece, se è vero che si arriva a porre in essere minacce e comportamenti poco ortodossi, evidentemente in ballo ci devono essere interessi più consistenti del mero prestigio sociale e politico di cingere la fascia tricolore.
A confermare alla nostra redazione che spesso, anche in passato, si sono verificati episodi spiacevoli, ben oltre il limite della legalità, è l’attuale consigliere comunale, leader della minoranza ed ex sindaco di lungo corso, Tonino Palomba.
«Non sono aggiornatissimo sugli ultimi episodi,- precisa – ma qui accade in ogni campagna elettorale. A me è successo di tutto: volevano buttarmi fuori strada con la macchina, per ben due volte; hanno fatto scritte contro di me sui muri, lettere anonime con minacce e ingiurie; sparlato e disprezzato me e la mia famiglia». Insomma un clima non troppo sereno accompagna ogni competizione elettorale a Poggio Sannita, questo almeno stando alle dichiarazioni degli esponenti politici locali. E davvero non si comprende il motivo di questi espedienti poco ortodossi.

«Invece di andare a scriverlo sui social, – aggiunge in chiusura l’ex sindaco Tonino Palomba – sono andato dai Carabinieri a fare denuncia, divulgandolo e facendolo sapere ai presunti autori che “avvisati” hanno dovuto smettere». Tra le righe il messaggio è chiaro: se si hanno riscontri di comportamenti che esulano dalla corretta e accettabile competizione elettorale, basta rivolgersi alle autorità preposte e competenti. Altrimenti il rischio è solo quello di avvelenare i pozzi e di far crescere ancor di più la tensione nella piccola comunità caccavonese.