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  • Guado Liscia-Capracotta, strada della vergogna: tra buche, paura e anni di abbandono

    Altro che strada provinciale: quella che collega Agnone a Capracotta, passando per il valico di Guado Liscia, somiglia sempre più a un percorso di sopravvivenza. Buche profonde come crateri, avvallamenti improvvisi, tratti dissestati, smottamenti e lunghi segmenti privi perfino di guardrail. La segnaletica orizzontale è un lontano ricordo, cancellata da intemperie e – soprattutto – da anni di totale abbandono. Parliamo dell’arteria principale di accesso al paese, una via di comunicazione fondamentale ridotta a una trappola quotidiana.

    Con l’inverno la situazione precipita ulteriormente. Ghiaccio, neve e asfalto sbriciolato trasformano la provinciale in un rischio costante per automobilisti, pendolari e mezzi di soccorso. In redazione continuano ad arrivare segnalazioni che raccontano una viabilità al limite della decenza, indegna di una zona che vive anche di turismo. «Ogni volta che salgo ho paura di spaccare la macchina o, peggio, di finire fuori strada», racconta un automobilista di Agnone. «Qui non si parla di comfort, ma di sicurezza». Il tratto più martoriato resta quello compreso tra il rifugio di Guado Liscia e il centro abitato di Capracotta, la Sp 87 Montesangrina: una sequenza di dissesti che costringe a continui slalom e brusche frenate. La carreggiata, già stretta di suo, diventa impraticabile al passaggio simultaneo di pullman o mezzi pesanti, spesso obbligati a fermarsi per consentire l’incrocio.

    «Basta un attimo di distrazione e succede l’irreparabile», sbotta un residente. «Siamo stanchi di promesse e silenzi». Eppure lungo questa strada insistono attività commerciali, strutture ricettive, operatori turistici che pagano a caro prezzo questa situazione. «È un danno enorme», spiegano alcuni esercenti. «I clienti rinunciano a salire, i pullman evitano il percorso. Questo è il biglietto da visita che offriamo a chi viene a sciare o a visitare Capracotta».

    Un biglietto da visita pessimo, soprattutto considerando che il “tetto degli Appennini” richiama ogni anno visitatori anche dall’Abruzzo. Sul tema, la Provincia di Isernia – ente gestore dell’arteria – fa sapere che questo non sarebbe il periodo adatto per interventi di asfaltatura a causa delle basse temperature. Una motivazione che, però, suona come una scusante difficile da digerire, alla luce di un degrado che va avanti da anni e anni, ben oltre la stagione invernale. Il problema non è l’oggi, ma un’assenza cronica di manutenzione ordinaria e straordinaria.

    Una strada che, amaramente, porta con sé anche il peso della memoria: in passato è stata teatro di incidenti mortali, con due giovani vite spezzate. Un monito che dovrebbe bastare per intervenire senza ulteriori rinvii. Perché qui non si chiede il lusso, ma il minimo indispensabile: una strada sicura, percorribile, degna di un territorio che non vuole più sentirsi abbandonato.

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