Pubblichiamo, di seguito, la nota stampa del portavoce M5S in Consiglio regionale, Angelo Primiani, sulla sanità.
«Ho presentato le mie osservazioni al Programma operativo sanitario 2026-2028, perché sul futuro della sanità molisana servono scelte precise, coerenti e soprattutto utili ai cittadini. Ho voluto dare un contributo per correggere criticità ormai evidenti nella rete dell’emergenza-urgenza, nella rete ictus, nella rete ospedaliera, nei punti nascita e nella gestione dei rapporti con i privati accreditati.

Sul laboratorio di emodinamica di Termoli, ho contestato formalmente la disattivazione del servizio. In un territorio come il nostro, dove i tempi di collegamento non consentono margini di sicurezza reali, togliere un presidio così importante significa indebolire la risposta all’infarto e mettere a rischio la salute dei cittadini del basso Molise.
Ho poi richiamato con forza la necessità di rendere davvero operativa la rete Ictus, a partire dall’ospedale Cardarelli di Campobasso. Non basta scrivere che quel presidio deve diventare una Stroke Unit di secondo livello: servono personale, tecnologie, radiologia interventistica e scelte organizzative concrete. Senza questi elementi, resta tutto sulla carta e i pazienti continuano a pagare il prezzo dei ritardi.

Per quanto riguarda l’ospedale Caracciolo di Agnone, è assurdo pensare a un semplice ridimensionamento in Casa della Comunità senza garantire l’emergenza-urgenza. In un’area montana e disagiata, la sanità non può essere trattata come se il territorio sia uguale a qualsiasi altro.
Sul Punto nascita di Isernia, ho evidenziato che il Pos non può ignorare la deroga già riconosciuta per le condizioni oro-geografiche del territorio. Se davvero vogliamo rafforzare la natalità e non solo ridisegnare la mappa dei servizi, bisogna investire sui presidi esistenti e applicare criteri di equità territoriale, non logiche penalizzanti per le aree interne.

Infine, il nodo dei rapporti con gli erogatori privati e del peso dell’extrabudget, che continua a gravare in modo eccessivo sui conti della Regione. Serve più controllo, più trasparenza e una revisione seria dei meccanismi di spesa, perché non è accettabile che il disavanzo sanitario continui ad alimentarsi senza una verifica rigorosa dell’appropriatezza delle prestazioni. La mia proposta è di limitare le quote di budget per i non residenti al 75%, in attesa che vengano stipulati gli accordi di confine. Ma non basta: occorre riattivare con urgenza il Nucleo operativo di controllo oltre a trovare soluzioni di compensazione ministeriale per gli extrabudget degli IRCCS nelle regioni sotto i 300mila abitanti, evitando che il carico ricada interamente sul bilancio regionale.
Insomma, il Pos deve diventare uno strumento di riequilibrio e di tutela, non l’atto con cui si certificano tagli e disuguaglianze. La sanità ha bisogno di scelte coraggiose. È ora di smetterla con i compromessi al ribasso».