«Il responso delle urne determina il trionfo della partecipazione consapevole di un popolo che ha saputo distinguere la necessità di migliorare il sistema dall’insidia di una riforma sbagliata. La vittoria del “No” è, prima di tutto, una vittoria della tenuta delle nostre istituzioni».

E’ il commento dell’onorevole Luciano D’Alfonso, già presidente della Regione Abruzzo.
«Ho esercitato con convinzione il mio impegno di rappresentante dei cittadini in questa campagna elettorale, percorrendo il territorio per spiegare, centimetro dopo centimetro, i torti di un impianto normativo che ritenevo privo di intelligenza ordinamentale. Una riforma che, sotto il velo della semplificazione, nascondeva il rischio di ferire l’unità della giurisdizione e di introdurre l’artificiosa bicefalia di doppi CSM, producendo più confusione che certezza del diritto. – continua il parlamentare del Pd – Ora, però, occorre avere la forza di laicizzare il risultato e non trasformarlo in una rendita di posizione. Archiviata la stagione delle forzature e delle divisioni ideologiche, è il momento di innalzare il cantiere della giustizia giusta».

«Dobbiamo edificare una riforma che non nasca dalla clava della contrapposizione, ma da una visione organica e fattuale, capace di garantire tempi certi ai cittadini e dignità agli operatori del diritto. La giustizia è l’infrastruttura immateriale più preziosa della nostra convivenza civile: per metterla in sicurezza servono costruttori di sintesi, non architetti di fratture. Mettiamoci al lavoro – chiude D’Alfonso – per una proposta che unisca il Paese che crede che la magistratura libera e indipendente sia una risorsa preziosa per garantire a tutti la giustizia».