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  • Truffa, si spaccia per Vito Gamberale e chiede un prestito: arrestato 70enne

    ROMA – Nessuna preoccupazione per il futuro: un conto in banca corposo e relax assicurato. Sembra il sogno di milioni di italiani, ma le insidie, anche per un pensionato d’oro, sono sempre dietro l’angolo. Soprattutto se il proprio nome compare un po’ ovunque nell’elenco dei 10 pensionati più ricchi di Italia. E’ il caso dell’ex ad di Telecom e Autostrade, Vito Gamberale (in foto), che giovedì mattina per l’ennesima volta è rimasto vittima di una tentata truffa: un uomo con documenti falsi ha provato a chiedere la cessione del quinto del suo stipendio da 45mila euro mensili: «È la tredicesima volta che capita in pochi mesi – commenta laconico Gamberale – mi chiedo come sia possibile».

    Già nel settembre del 2017 uno falso Vito Gamberale era stato scoperto e condannato a 10 mesi. Questa volta, invece, a far individuare il fake è stato l’ex manager che, fiutato il raggiro in corso, ha avvisato la Finanza, facendo arrestare l’uomo, un falsario che nel giugno del 2017 aveva tentato un colpo simile, utilizzando le generalità di un altro ex dirigente Tim in pensione. Cambiano i nomi, ma non il trucco. Il settantenne Luigi Pisano, ora sul banco degli imputati, aveva falsificato la carta di identità dell’ex manager, poi aveva provato ad utilizzarla, insieme ad un cud, per chiedere la cessione del quinto in una finanziaria di Piazza Bologna, per un importo complessivo di circa 130mila euro.

    LA DENUNCIA
    Si era raccomandato con l’impiegato di inviare la corrispondenza a un indirizzo diverso da quello del vero Gamberale. Ma il consulente ha ignorato le sue indicazioni, facendolo scoprire. Quando l’ex manager riceve le carte della pratica, avvisa la Guardia di Finanza, che segue il falsario nel giorno in cui avrebbe dovuto concludere l’affare. All’appuntamento Pisano non arriva solo. Con lui c’è anche un complice, un altro anziano, incensurato, a cui l’imputato voleva dare una mano con lo stesso metodo: «Ti faccio diventare ricco». Accusati di tentata truffa e falso, per entrambi ieri è stato disposto l’obbligo di firma in attesa del processo. Un provvedimento che Pisano ha accolto con calma olimpica: «Stavolta è andata male». Mentre Vito Gamberale continua a non darsi pace: «Ho versato più di due miliardi di contributi, contribuendo a costruire con la Telecom uno dei pezzi migliori d’Italia. Ma in questo paese chi si è guadagnato tutto con il proprio sudore viene costantemente messo alla gogna. Mentre i falsari possono girare liberi».

    articolo tratto dal Messaggero 

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