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  • Olocausto, Saia cita il filosofo Collingwood: «L’unico modo per avere un indizio su ciò che l’uomo può fare è quello che ha già fatto»

    «Oggi ricorre la Giornata della Memoria, dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto. È per tutti noi un dovere imprescindibile celebrare questo giorno per contrastare forme di negazionismo e revisionismo che, ancora oggi, attraversano e indeboliscono le nostre comunità».

    Queste le parole del presidente della Provincia di Isernia e sindaco di Agnone, Daniele Saia, in occasione dell’odierna Giornata della Memoria.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale, la furia nazifascista fu responsabile della deportazione e dell’eliminazione di circa 15 milioni di persone, tra cui 6 milioni di ebrei e milioni di individui considerati indesiderabili. I deportati venivano rinchiusi nei campi di concentramento e di internamento, come avvenne anche ad Agnone nell’ex convento di San Bernardino. «Furono atti di violenza estrema, frutto di una follia alimentata dalla sete di potere, dall’odio razziale e dalla discriminazione sistematica» aggiunge Saia.

    «È nostro dovere essere vigili, perché non è detto che una cosa appartenente al passato non possa tornare. – continua il sindaco di Agnone – A tal proposito, voglio ricordare una frase del filosofo Collingwood, che è sempre attuale: ‘L’unico modo per avere un indizio su ciò che l’uomo può fare è quello che ha già fatto’. Soprattutto in quest’epoca complicata, in cui l’Intelligenza Artificiale sta assumendo un ruolo sempre più centrale con la creazione di video e immagini fuorvianti, è necessario mantenere alta l’attenzione. La disinformazione generata dall’IA, oltre a consumare enormi risorse con un impatto ambientale non trascurabile, può alimentare nuove e oscure forme di propaganda».

    «Essere vigili significa anche non distogliere lo sguardo dalle ingiustizie del presente: ciò che, per esempio, sta accadendo al popolo palestinese ci ricorda quanto la violenza crei enormi sofferenze a carico di persone innocenti. Oggi più che mai è necessario riaffermare il valore della vita, creando un percorso di solidarietà vera che miri alla fine di ogni tipo di conflitto» chiude Saia.

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