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  • Tradizioni del fuoco: a Fara Filiorum Petri riconoscimento al Comune di Agnone per le ndocce

    Il culto del fuoco torna a farsi linguaggio identitario e collettivo a Fara Filiorum Petri (Ch), dove la serata ospitata all’auditorium PalaFara ha acceso i riflettori sulle tradizioni rituali dell’Appennino centrale e sul loro valore storico, culturale e comunitario.

    L’incontro, dal titolo “Il culto del fuoco e le tradizioni identitarie: tutela del dialetto, dell’artigianato e della memoria storica locale”, promosso con il sostegno dell’amministrazione comunale, ha rappresentato un momento di riflessione condivisa sulla trasmissione delle tradizioni come fondamento dell’identità collettiva.

    Ad aprire i lavori è stato il sindaco Paolo Pitetti, che ha sottolineato l’importanza di custodire e valorizzare i riti popolari come strumenti di coesione sociale e memoria viva dei territori.

    Momento centrale della serata è stata la consegna del riconoscimento “La Farchia Simbolo di Unione e Tradizione” al Comune di Agnone, quale segno di profondo legame tra i riti del fuoco dell’area appenninica e, in particolare, con lo storico evento della Ndocciata, considerata la manifestazione del fuoco più imponente al mondo. Un tributo che suggella il valore universale di una tradizione capace di raccontare, attraverso il fuoco, la storia e l’identità di un’intera comunità.

    Nel corso dell’incontro si sono alternati contributi scientifici e culturali: dalle riflessioni della professoressa Elisabetta Fazzini sul rapporto tra tradizione e contemporaneità, all’analisi storico-archeologica dei Tratturi proposta dal dottor Lucio Cuomo, fino alla lettura ambientale del paesaggio del dottor Emanuele Di Marco. Le voci de I Cantori della Maiella hanno restituito al pubblico il suono autentico della cultura popolare.

    Di forte valore simbolico anche lo scambio di doni tra il maestro del ferro battuto Raffaele Di Prinzio e la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli di Agnone, rappresentata da Armando Marinelli, gesto che ha unito due eccellenze artigianali legate al fuoco e alla materia.

    Spazio anche alla valorizzazione del dialetto con l’encomio all’artista Germano D’Aurelio, in arte ’Nduccio, che ha proposto una lectio sulla lingua abruzzese, coniugando cultura e ironia.

    La rappresentazione finale della Vita di Sant’Antonio Abate a cura della Pro Loco di San Giovanni Teatino e il momento conviviale conclusivo hanno restituito all’evento la sua dimensione più autentica, quella comunitaria.

    Soddisfazione è stata espressa dal direttore artistico Francesco D’Urbano, che ha evidenziato come iniziative di questo tipo dimostrino che le tradizioni non appartengono al passato, ma costituiscono strumenti fondamentali per interpretare il presente e costruire il futuro a partire dalle proprie radici. (Fonte e foto chietitoday.it)

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