«Ci siamo opposti, anche facendo ricorso, alla riforma degli ambiti sociali, perché riteniamo che di fatto essa non comporti alcun risparmio nella gestione dei servizi, anzi ha comportato un aumento degli oneri a carico del Comune, perché è stata aumentata la quota pro capite per abitante, da quattro a sei euro». E’ quanto ha dichiarato, nei giorni scorsi, durante il Consiglio comunale, dal sindaco Daniele Saia. Tra i punti all’ordine del giorno c’era, appunto, l’approvazione del piano di zona dell’ambito territoriale sociale “Alto Molise”, relativamente alle annualità di programmazione 2026-2028.

L’assise civica agnonese ha ratificato, un atto dovuto, la proposta di piano sociale e di contrasto alla povertà già approvata dal comitato dei sindaci e dalla Regione Molise, tuttavia il sindaco non ha risparmiato critiche in merito all’accorpamento degli ambiti stessi. «Stiamo approvando questi atti perché abbiamo avuto una pressione da parte della Regione, – ha spiegato al Consiglio il primo cittadino – pressione che tra l’altro riteniamo non giusta nei modi e nei termini. Abbiamo avuto una prima proroga al 31 marzo per la gestione diretta dei servizi dell’ambito sociale, quello di Agnone che sarà accorpato a Isernia. C’è però una vacatio dal 31 marzo alla fine di giugno, durante la quale non si capisce ancora chi dovrà fare cosa. Questa è la dimostrazione che quando si fanno cose rispetto alle quali non si hanno idee chiare, vengono fuori i pasticci. Al di là di quello che sarà, comunque, l’approccio del Comune sarà sicuramente costruttivo, nell’interesse dei servizi erogati ai cittadini».

Sull’argomento è poi intervenuta l’assessore al Sociale, Enrica Sciullo. «A giugno ci sarà il passaggio completo delle funzioni del nostro ambito a quello di Isernia, una situazione che ci è stata imposta e che noi abbiamo sempre contestato. Non so se gli utenti potranno essere tranquilli in merito alla effettiva permanenza dei servizi, quando avverrà questa riorganizzazione. L’amarezza sta nel fatto che non siamo stati compresi e ascoltati rispetto alle nostre peculiarità territoriali. E la stessa cosa, oltre all’ambito sociale, sta avvenendo anche nel comparto sanitario. La realtà è che stiamo perdendo dei servizi che invece dovrebbero continuare. Certo, c’è la rassicurazione, da parte degli organi istituzionali, che comunque saranno garantiti, ma la realtà dei fatti è che dobbiamo essere noi i primi a vigilare. Noi siamo pochi in Alto Molise e solitamente, quando si finisce in un calderone, le minoranze sono sempre quelle che vengono penalizzate. Dobbiamo lottare affinché questo non avvenga».

Quindi la riorganizzazione degli ambiti va avanti, con la soppressione di quello di Agnone e il suo accorpamento con Isernia, anche se il tutto dovrà passare al vaglio della giustizia amministrativa, perché il Comune di Agnone, in qualità di capofila, ha presentato ricorso al Tar. «Il ricorso sarà discusso il 19 aprile prossimo, – ha spiegato Saia – vede sei dei sette ambiti precedenti opporsi a questo tipo di riforma imposta. Vedremo come andrà a finire». Il sindaco ha anche sottolineato che la proposta di Piano è stata «trasmessa agli enti poco tempo prima della data della riunione fissata per la sua approvazione. La fretta non pareva appropriata alla questione. La maggior parte dei sindaci, tuttavia, ha respinto la proposta di rinvio e si è deciso di proseguire. Chiaramente, nel prosieguo, nel caso in cui se ne dovesse ravvisare la necessità, si chiederanno modifiche e integrazioni. Sempre che non si rimangino quello che è stato detto, verranno creati due distretti, uno a Venafro e uno ad Agnone, per quanto riguarda la gestione dei servizi sociali sul territorio. Abbiamo anche chiesto di gestire in modo diretto le risorse, proprio per essere più efficaci; una prossimità che si rivendica in tutti i tavoli sulle aree interne, ma che poi di fatto nessuno applica. Lottare per questi territorio delle aree interne sarà sempre la nostra priorità, in forma concreta e reale».

Ricapitolando, entro il 31 marzo sarà effettuato il passaggio di consegne tra i previgenti Ambiti territoriali sociali di Agnone, Isernia, Venafro e l’ATS Alto Molise; entro il 30 aprile sarà approvato il Piano Attuativo annuale 2026; entro novanta giorni dalla data di sottoscrizione della Convenzione per la gestione associata saranno approvati tutti gli altri atti, dalla carta dei servizi, al protocollo operativo. In sostanza la Regione Molise ha prorogato l’assetto degli ambiti fino a marzo e quello dei servizi fino a fine giugno, ma il rischio concreto è che in quel lasso di tempo ci sarà di fatto una interruzione dei servizi erogati al cittadino.
Dalla Regione hanno anche assicurato che tutto ciò non accadrà, ma con risposte e argomentazioni piuttosto evasive, con formule del tipo «si ritiene che...» non supportate da riscontri normativi. Tecnicamente, proprio dal punto amministrativo e contabile, è impossibile che un ente che formalmente non esiste più possa erogare servizi impiegando risorse pubbliche. Non si tratta di pignolerie, ma di norme e regolamenti che un ente non può permettersi di ignorare o aggirare salvo assumersi ogni responsabilità anche eventualmente di tipo penale. In ballo ci sono, per il biennio 2026-2028, oltre diciassette milioni di euro.
Francesco Bottone