Un evento sportivo, grazie alla visibilità che offre e alla presenza di importanti personalità, diviene l’occasione per lanciare un’operazione salvezza per l’ospedale “Caracciolo” di Agnone. L’occasione è stata fornita dall’arrivo in città dei trofei della Coppa Davis e della Billie Jean King Cup, scortati dal presidente della Federazione italiana tennis, Angelo Binaghi. A sfruttarla il top manager di origini agnonesi Rocco Sabelli.
Prendendo la parola, alla presenza del sindaco Daniele Saia e di illustri ospiti — dal Ministero delle Finanze a Sport e Salute, fino a Fincantieri e Invitalia — l’ingegnere è stato categorico: «Se chiude l’ospedale, chiude il paese». E ancora: «Io mi chiedo come faccia la politica a non capire questa cosa banale. Senza l’ospedale non c’è la vita. Non possiamo accontentarci dello sport, ci dobbiamo preoccupare anche e soprattutto delle cose primarie. Ripeto, Agnone muore se non c’è l’ospedale. E come Agnone muore anche Isernia e tutti i centri più piccoli».

Un appello accorato, dunque, quello dell’ex ad di Alitalia, Piaggio e Telecom, alla politica e anche a tutte le personalità “romane” del mondo dello sport presenti al palazzetto dello sport di Agnone, che hanno intuibilmente importanti conoscenze nel panorama politico nazionale e ministeriale.
«Quello che mi sono sentito dire — ha aggiunto Rocco Sabelli — è che l’ospedale di Agnone non può reggere perché l’afflusso di pazienti, quindi le prestazioni che si erogano, sono sotto la soglia del livello di efficienza. Allora ho posto la domanda: ma perché gli agnonesi non si ammalano? I residenti nell’Alto Molise sono tutti sani? La risposta è banale: non è che gli agnonesi non si rivolgono all’ospedale perché non si ammalano, ma non vanno al “Caracciolo” perché non trovano chi li possa curare. Ho capito, quindi, che c’è l’inversione del nesso tra causa ed effetto e, stando così le cose, è difficile parlare con chiunque se questo principio ovvio, banale e lampante viene ignorato».

Poi il manager agnonese ha lanciato una sorta di catena di Sant’Antonio, anzi una catena di San Francesco Caracciolo, il santo al quale è intitolato l’ospedale di area disagiata che si vorrebbe ridimensionare e declassare a ospedale di comunità a gestione infermieristica.
«A tutti gli amici che sono venuti qui da Roma, e vi assicuro che ce ne sono di molto importanti, annuncio che farò una chat sulla quale scriverò: “Salvate l’ospedale di Agnone”. L’appello che rivolgo a voi è di fare tutto quello che potete fare per questa causa. Vi romperò le scatole tutti i giorni, perché ci dovete aiutare. Questa è una battaglia vitale e quindi ci dovete aiutare».
fb