Di seguito il testo integrale della missiva consegnata a mano alla premier Giorgia Meloni e siglata da Lorenzo Marcovecchio e Gianluca Paglione.

Onorevole Presidente, Carissima Giorgia,
ci siamo conosciuti circa sedici anni fa in occasione dell’inaugurazione della sede di Alleanza Nazionale in quel di Agnone – in provincia di Isernia – della quale ero presidente di circolo. Grazie al comune amico Desio Notardonato, infatti, avemmo l’onore di avere una giovane rappresentante del partito – già vicepresidente della Camera dei Deputati – per tenere a battesimo il circolo territoriale dell’Alto Molise. In questi sedici anni tante cose sono cambiate.
Quel territorio, già afflitto dalla triste piaga della emigrazione, ha visto i propri figli perdere la speranza: la speranza di un posto di lavoro, la speranza di poter crescere una propria famiglia in quella che era stata la terra dei propri padri, la speranza in un sistema di trasporti degno di tale nome che – quantomeno – consentisse di rientrare agevolmente tra le mura amiche. L’unica consolazione era sapere di poter trascorrere gli ultimi anni di vita in quel luogo che li aveva visti crescere. Quei luoghi del cuore ai quali – nonostante le molteplici vicissitudini personali – si resta legati per sempre. Purtroppo, però, anche quest’ultimo desiderio rischia di esser cancellato per mano di chi, legato alla mera logica dei numeri, non è capace di rendersi conto che tagliare continuamente può portare benefici solo nell’immediato, ma non nel lungo periodo allorquando quelle terre, quelle case, quelle città fantasma necessiteranno di manutenzione e non ci sarà nessuno per pagare.

In Molise la Sanità è commissariata da circa quattordici anni. Quattordici anni di gestione governativa che non ha prodotto alcun risultato nonostante, da un lato l’aumento al massimo delle imposte e, dall’altro, la riduzione delle prestazioni. Oggetto di questi tagli è stato ed è anche l’Ospedale “San Francesco Caracciolo” di Agnone.

Nosocomio ”di frontiera” che – edificato con fondi privati – negli anni è stato al servizio degli abitanti dell’Alto Molise e dell’Alto Vastese che in esso trovavano professionalità, ma – soprattutto – umanità. Ebbene, nonostante la validità e necessità di un presidio sanitario in un territorio montano ove il rischio di nevicate inizia nel mese di novembre e termina nel mese di aprile, dapprima la politica e poi la gestione commissariale lo hanno reso una scatola vuota per proporla – con il nuovo piano sanitario – quale “Ospedale di Comunità”. Eppure, in un bilancio sanitario di sessanta milioni di euro, l’ospedale di Agnone incide solo per nove milioni di euro. È questa la prova provata che gli sprechi si trovano altrove, magari verso quei centri più grandi ove il clientelismo negli anni l’ha fatta da padrone.

Onorevole Presidente, Carissima Giorgia, se è vero quanto sopra, è altrettanto vero che in questi sedici anni qualcosa è cambiato. La Tua elezione a capo del Governo ha riacceso la speranza in quanti, come me, ancora credono che qualcosa per la nostra terra è possibile. Con questo sentimento sono stato affiancato da un giovane medico – il dottor Gianluca Paglione – che, anch’esso ostinatamente attaccato al proprio territorio, ha trovato la “quadra” che, a costi ridotti, permetterebbe di mantenere i servizi ma, soprattutto, di avere una turnazione di medici grazie anche al Decreto Calabria e dal coinvolgimento della formazione universitaria dell’UNIMOL.

Con lui abbiamo interloquito con l’onorevole Elisabetta Lancellotta la quale – fin da subito – si è fatta carico del problema nonostante, ci rendiamo conto, le pressanti richieste che alla stessa provengono dai centri più grandi e politicamente più influenti. Poiché il tempo è poco, però, non possiamo far altro che richiedere un Tuo aiuto diretto affinché, preso atto del problema, faccia sì che ai cittadini altomolisani resti quantomeno il diritto di ammalarsi. Oggi, infatti, quella gente ha perso anche questo. Con il dottore Paglione, quindi, ci mettiamo – fin da subito – a Tua completa disposizione per qualsiasi chiarimento o necessità possa servire per tener viva la fiammella della speranza. Siamo sicuri che – indipendentemente dal risultato – il Tuo impegno sarà massimo così come siamo altrettanto sicuri di riuscire – con Te – ad invertire la rotta anche se il vento non è o non sarà favorevole.