Una sala desolatamente vuota, nemmeno i parenti e gli amici, per la presentazione del programma della lista uscente e rientrante “Nuovo Sogno Agnonese” che si è tenuta, sere fa, presso il teatro italo argentino. La scelta di quel luogo, da parte degli organizzatori dell’evento, indica che ci si sarebbe aspettata una partecipazione massiccia, che invece non c’è stata affatto; sarebbe stato sufficiente un qualsiasi bar di Agnone per ospitare i trenta o quaranta presenti, compresi mogli, mariti, fidanzati e genitori dei candidati stessi. Ma tant’è, se non c’è sfida reale non c’è neanche passione né interesse da parte degli elettori.

Certo è che il teatro vuoto ha creato qualche imbarazzo ai candidati; è come se la comunità avesse voluto inviare un segnale alla politica, messaggio non certamente lusinghiero. Ma al netto di queste considerazioni, tuttavia, nel corso della serata elettorale è stato presentato il programma della lista collegata al candidato sindaco Daniele Saia. In linea di continuità con l’attuale amministrazione, ovviamente, e quindi con le priorità già note e sulle quali si sta già lavorando, prima fra tutte la vertenza dell’ospedale “Caracciolo” di Agnone.

L’intento dei commissari ad acta alla sanità è quello di riconvertire l’attuale ospedale di area disagiata in un cosiddetto ospedale di comunità, una struttura a gestione infermieristica che non prevede la presenza di medici in corsia se non per qualche ora a settimana. Una ipotesi di cui si parla da mesi, in realtà, e che probabilmente Saia ha sottovalutato, decidendo di credere alle rassicurazioni e alle pacche sulle spalle dei vari responsabili politici e tecnici della sanità molisana. Proprio per questi motivi l’intervento più atteso ed interessante, dal punto di vista dell’attualità, è stato quello del vicesindaco e assessore con delega alla sanità, Giovanni Amedeo Di Nucci.

«Riteniamo che ci siano tutti gli elementi per chiedere al Tribunale regionale amministrativo di rigettare la decisione di trasformare il “Caracciolo” in ospedale di comunità» ha annunciato, chiaramente, lo stesso Di Nucci. Il ricorso al Tar, invocato da anni contro i continui tagli ad esempio dal regionale Andrea Greco, è la strada scelta dall’amministrazione Saia, contro le cervellotiche decisioni dei commissari ad acta. Una battaglia legale che tra l’altro non sarà solitaria, del Comune di Agnone, ma vedrà coinvolti altri enti, come dichiarato dallo stesso assessore Di Nucci.

«Con noi ci sarà anche la Regione, stiamo cercando di coinvolgere tutti i Comuni della Strategia nazionale aree interne e i sindaci dell’Abruzzo vicino, per dare più forza al ricorso, la forza di un intero territorio. Ci sono molti elementi per poter ottenere una opposizione legale al Piano operativo sanitario. – ha spiegato il medico ospedaliero in pensione – Ci sono almeno quattro o cinque articoli della Costituzione che non vengono rispettati, come non viene rispettata la legge che ci dà, di diritto, l’ospedale di area disagiata. Ce lo vogliono togliere dicendo che non ci sono medici e che non ci sono state prestazioni erogate ai pazienti. Non è affatto così: se le prestazioni non ci sono state è solo perché non ci hanno dato i medici per poterle fare. I numeri sono stati falsati proprio a causa del mancato rispetto del decreto Balduzzi. L’ospedale di comunità costerà quanto quello di area disagiata, – ha sottolineato il vicesindaco Di Nucci – quindi non c’è alcun risparmio e nessun problema di tipo economico a perorare la causa di questi signori (i commissari Bonamico e Di Giacomo, ndr)».

La difesa, ad oltranza, dunque, dell’ospedale “Caracciolo”, questo ha detto il vicesindaco Di Nucci, ribadendo la volontà di condurre la battaglia in tutte le sedi necessarie, comprese quelle rappresentate dalle aule del Tribunale regionale amministrativo. «Saremo sempre pronti a svolgere le nostre funzioni, per le competenze che spettano al Comune, e a sollecitare la Regione e lo Stato centrale per fare in modo che almeno vengano applicate le leggi» ha chiuso Di Nucci. Quelle leggi che oggi continuano ad essere ignorate e calpestate, a cominciare dalla carta costituzionale.
Francesco Bottone