Sfida, strategia, ma soprattutto divertimento e amicizia. Sono stati questi gli ingredienti principali del torneo di “tressette” organizzato, nei giorni scorsi, dal bar di Belmonte del Sannio. E non è solo un gioco di carte, per persone annoiate; è quasi un rituale laico, un aspetto culturale e per certi versi identitario.

Al pari della briscola e della scopa, anche il tressette, uno dei giochi con le carte più diffusi in Italia, ha origini antiche, ma piuttosto incerte, probabilmente spagnole. C’è tutto un gergo che i giocatori utilizzano, ma anche dei gesti e delle movenze. Calcolo, contare le carte e i punti, bleffare e fidarsi del compagno, inducendo in errore l’avversario di mano, sono solo alcune regole non scritte di un gioco complesso e affascinante, che tiene incollati alle sedie dei bar tanti giocatori di diverse generazioni. E in ogni paese c’è quello più forte, il più bravo di tutti, che non necessariamente è il più fortunato, perché il tressette dimostra, un po’ come se fosse la metafora della vita, che la strategia, la concentrazione e l’impegno riescono a contrastare e sconfiggere anche la “sfiga” di una pessima mano.
E a Belmonte del Sannio, come in quasi tutti i piccoli centri montani dell’Alto Molise, il tressette è una sorta di sfida permanente, che va avanti tra coppie del posto giorno per giorno, per anni. La sfida, sempre amichevole, sia pure competitiva, diviene ancor più avvincente in occasione dell’atteso torneo annuale, che viene organizzato in occasione delle feste patronali. Per il secondo anno consecutivo i vincitori sono stati Fabio Paglione e Carmine Del Ciancio, i due al centro della foto, mentre a lato la coppia finalista e medaglia d’argento composta da Antonio Ricci e Maurizio Palomba.