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sabato 23 Maggio 2026
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Montagna, Paglione: «Lo spopolamento non è un destino inevitabile, è il risultato di scelte politiche sbagliate»

In qualità di presidente di Uncem Molise e componente della Giunta nazionale Uncem, il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, ha preso parte, nei giorni scorsi, al forum nazionale “Insieme per le Montagne – dagli Appennini alle Alpi”, organizzato…

In qualità di presidente di Uncem Molise e componente della Giunta nazionale Uncem, il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, ha preso parte, nei giorni scorsi, al forum nazionale “Insieme per le Montagne – dagli Appennini alle Alpi”, organizzato dall’Università del Molise e coordinato dalla professoressa Monica Meini, dedicato alle prospettive aperte dalla nuova Legge nazionale sulla Montagna (Legge 131/2025).

«È stata una giornata intensa e preziosa, arricchita dai contributi di studiosi e docenti provenienti da diverse Università italiane, che hanno aiutato ad approfondire il dibattito sul futuro delle aree montane. – spiega alla nostra redazione il sindaco e presidente Uncem, Paglione – Nel mio intervento ho provato a riportare il confronto su un piano concreto, oltre la retorica che troppo spesso accompagna il tema della montagna. Perché va bene dire che i nostri non sono “borghi-cartolina”, ma paesi vivi. Va bene denunciare il rischio di trasformare la montagna in un parco giochi. Ma poi bisogna avere il coraggio di affrontare le domande vere. Come garantiamo rappresentanza politica ai territori montani? Come costruiamo una perequazione fiscale giusta tra montagne, pianure e città? Come assicuriamo servizi essenziali e diritti fondamentali anche dove vivere costa di più e le difficoltà geografiche sono evidenti?».

Domande che Paglione pone da decenni e rispetto alle quali la classe politica regionale e nazionale non ha ancora saputo, o forse voluto, dare risposte concrete appunto. «Ho ricordato che sono il sindaco di un Comune di 750 abitanti, ma anche il sindaco di oltre un milione di alberi. – sottolinea Paglione, con la solita visione di lungo respiro – E quel milione di alberi produce valore per tutti: assorbimento di CO₂, tutela dell’acqua, equilibrio ambientale. La montagna offre servizi ecosistemici fondamentali all’intero Paese. Ma cosa torna davvero alla montagna, in termini di servizi, infrastrutture e fiscalità di vantaggio?».

La famosa montagna come riserva di acqua, di ossigeno, di qualità della vita, i servizi ecosistemici appunto, che non vengono riconosciuti né in qualche misura monetizzati. «Ho parlato della necessità di infrastrutture, sanità, strade, banche, servizi pubblici. – va avanti Paglione – Della necessità di aiutare i Comuni a lavorare insieme senza essere lasciati soli. Della necessità di riconoscere che vivere in montagna costa di più e che servono strumenti concreti, non interventi compassionevoli. E che lo spopolamento non è un destino inevitabile, anzi spesso è il risultato di scelte politiche sbagliate. E proprio per questo può essere contrastato, invertito e superato. Serve chiudere la stagione del “chiacchierificio permanente” e cominciare ad avere più coraggio nelle decisioni. Dopo decenni di analisi, è tempo di indicare finalmente una terapia».

Un vero e proprio atto di accusa, dunque, quello di Paglione, davanti a docenti universitari e studiosi. E sul banco degli imputati finisce la classe politica, quella stessa che si riempie la bocca di aree interne e di strategie contro lo spopolamento, salvo poi fare l’esatto contrario, continuando cioè ad applicare l’illogica e ingiusta logica dei numeri: siete pochi, non vi spettano servizi come l’ospedale e via elencando.

«Dobbiamo ribaltare il paradigma: – insiste Candido Paglione – le montagne non sono luoghi della marginalità, ma luoghi di opportunità. Possono diventare laboratori di nuovi modelli di vita, comunità e sviluppo. E soprattutto dobbiamo applicare davvero la nostra Costituzione, a partire dall’articolo 3, ricordando le parole di Don Milani: “La più grave delle ingiustizie è fare parti uguali tra diseguali”. Noi sindaci dei territori che continuano a spopolarsi vogliamo abbandonare la funzione poco piacevole di primari della rianimazione delle nostre comunità. Non chiediamo privilegi, chiediamo condizioni giuste per garantire dignità, diritti e futuro alle nostre comunità. Perché la montagna ha ancora una grande storia da raccontare». In un Paese normale Paglione farebbe il Ministro della Montagna, invece dobbiamo accontentarci di Calderoli.

Francesco Bottone

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