“Radicalmente Festival” nasce nei vicoli vivi di un paese che «ascolta, accoglie, provoca». «Crediamo nei libri che bruciano dolcemente, nei pensieri che non cercano like, nei volti che diventano tela, nei gesti che riprendono riti» ha spiegato Luciana Petrocelli, ideatrice e direttrice del festival letterario in quota, sul margine.

Nelle quattro edizioni svolte, l’evento culturale ha preso una chiara e marcata direzione politica. Tutti gli intellettuali, gli artisti e le personalità invitate e chiamate a portare il proprio contributo sono espressione di un’area culturale che viene da e guarda a sinistra. Una scelta assolutamente legittima, anche se in ballo ci sono soldi pubblici probabilmente, che è stata notata anche dai cronisti che hanno seguito i vari incontri. E proprio della possibilità, forse anche la necessità, di riequilibrare e riposizionare in un alveo di confronto dialettico e democratico, anche dicotomico perché no, l’intero festival, alcuni cronisti ne hanno parlato con il sindaco Lino Gentile.

A microfoni spenti, o quasi, il primo cittadino ha effettivamente condiviso l’obiezione mossa e cioè che sarebbe utile, anche al dibattito e alla formazione e alla stessa crescita di una coscienza critica, il coinvolgimento di pareri e saperi, posizioni e valori espressione dell’altra area politica o culturale se si preferisce.

Perché checché se ne dica, anche a destra ci sono intellettuali di livello. Perché, ad esempio, non invitare un Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista, attuale presidente della Biennale di Venezia? O un Marcello Veneziani, filosofo e saggista, considerato uno dei massimi esponenti del pensiero conservatore e della destra identitaria? L’elenco potrebbe continuare con Giordano Bruno Guerri, Francesco Giubilei, Franco Cardini o lo stesso Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

Tra l’altro, indirizzando decisamente in una sola direzione il festival, gli organizzatori rischiano di precludersi la possibilità di una partecipazione più vasta, numerosa e variegata. L’obiettivo dovrebbe essere quello di un festival il più attrattivo possibile, non il contrario, non snob e radical chic. Anche perché un festival letterario, oltre al puro piacere di farlo, dovrebbe tentare di innescare un dibattito, di favorire appunto la formazione di un pensiero critico, il quale si alimenta, da sempre e meglio, ma verrebbe da dire soltanto, dal contraddittorio e dal confronto dialettico tra visioni diverse e contrapposte.
Francesco Bottone