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sabato 11 Aprile 2026
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Stop alla campagna elettorale, ora finalmente sceglieranno i molisani

Andrà forse al macero quel fortunato libro dal titolo "Il Molise non esiste" dopo l'ultima settimana di campagna elettorale per le regionali del 22 aprile: l'Italia della politica si è infatti trasferita in blocco nella piccola regione che fino all'altro ieri…

Andrà forse al macero quel fortunato libro dal titolo “Il Molise non esiste” dopo l’ultima settimana di campagna elettorale per le regionali del 22 aprile: l’Italia della politica si è infatti trasferita in blocco nella piccola regione che fino all’altro ieri sembrava appunto non esistere,e oggi ha una visibilità mediatica inimmaginabile fino a qualche tempo fa. Molise esiste e chiama Italia: arrivano Di Maio, Di Battista, Martina, Salvini, Berlusconi, più la legione dei parlamentari leghisti sparsi sul territorio, tutti concentrati nei 4 giorni del rush finale.

Si riparte dal risultato del 4 marzo: ossia dal cappotto del M5S con il 44,79% e tutti i seggi conquistati, col centrodestra al 29,81% e il centrosinistra al 18,1% (e Leu, da sola, al 3,7%).

Intorno al candidato del centrodestra Donato Toma, commercialista in quota Forza Italia, lo scontro interno è tra Fi che parte dal 18% e la Lega che riparte dall’8,67% conquistato raccogliendo soprattutto gli ex voti di An. Matteo Salvini sembra ormai di casa in Molise ed è evidente che qui ha lanciato un’opa su Fi, sperando di fare il pieno dei voti e superarla.

Molto attivi sul territorio i leghisti calati da Roma chiamati da Salvini, in considerazione del fatto che nei grandi centri, ossia Campobasso, Termoli, Venafro, Isernia, Larino, dove si concentra il 50% della popolazione, sembra essere in vantaggio il voto grillino, più d’opinione, mentre nella campagna profonda il centrodestra tradizionalmente raccoglie più consensi. Ecco perché i vari deputati e senatori della Lega hanno fatto campagna elettorale tra Guardialfiera, Matrice, Longano, Portocannone. Più i mercati rionali tra Venafro o Campobasso.

Le speranze elettorali degli schieramenti si incrociano con le vicende romane e governative: anche Luigi Di Maio si sta spendendo tantissimo in questa campagna elettorale molisana e nelle scorse settimane ha battuto la regione in lungo e in largo, confrontandosi con varie categorie economiche, specie sulla più dinamica costa adriatica a sostegno del candidato M5s Andrea Greco. Corre di rimessa Carlo Veneziale, assessore Pd, appoggiato anche da Leu. Il Pd il 4 marzo ha preso il 15%, ma anche in casa dem guardano con attenzione alla diversa lettura tra grossi centri e piccoli paesi: anche nel 2011 quando il candidato dem Frattura perse di poco, il centrosinistra vinse nei centri urbani e perse tra le campagne. Frattura ha poi rivinto nel 2013 le elezioni ma non è stato ricandidato per questa tornata.

Quarto sfidante, intuibilmente con meno probabilità di essere eletto, Agostino Di Giacomo di CasaPound.

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