Ci sono storie che attendono decenni per essere raccontate. Custodite nei cassetti di famiglia tornano alla memoria attraverso i familiari che non dimenticano. Una di queste è tornata alla luce questa mattina, nella cornice solenne della Sala Cianfarani di Chieti durante la presentazione del CalendEsercito 2026. Tra la commozione dei familiari e dei presenti, è stato consegnata una medaglia e un attestato alla memoria di Giovanni Di Rado, soldato di fanteria di Santa Maria Imbaro, vittima della prigionia durante il secondo conflitto mondiale.

L’evento di oggi è stato il punto di arrivo di un percorso di recupero della storia del territorio, condotto dall’Associazione Culturale “L’Altritalia”. È stata l’associazione, con un lavoro paziente e appassionato a ricucire i frammenti della vita militare di Di Rado: dalla cattura sul fronte del Nordafrica nel 1943 al trasferimento oltreoceano in un campo di prigionia negli Stati Uniti, dove restò per tre anni.

«Per noi di L’Altritalia, questa ricerca è stata un atto di giustizia e di affetto verso la nostra storia», spiegano i responsabili dell’associazione. «Siamo andati a cercare tra i fogli matricolari e i documenti d’archivio per restituire ai familiari e alla comunità una storia nella Storia. Vedere oggi questa medaglia nelle mani della famiglia è la prova che la memoria, quando è supportata dalla ricerca, può davvero riparare le dimenticanze del passato».
La cerimonia, organizzata dal Comando Militare Esercito “Abruzzo Molise”, svoltasi in un’atmosfera densa di emozione, ha visto la partecipazione di numerosi studenti, delle autorità civili e religiose. Le parole pronunciate durante l’incontro dal Colonnello Alessandro Poli, Comandante Territoriale dell’Esercito, hanno ricordato come la vicenda umana di Giovanni Di Rado sia un tassello fondamentale per comprendere il legame tra le piccole storie del nostro territorio e i grandi, tragici eventi che hanno segnato il Novecento.