Le dichiarazioni del consigliere regionale Andrea Greco, pubblicate nell’edizione di ieri, in merito all’accordo tra i “signori del vento” e il Comune di Agnone stanno facendo discutere. Lo sfruttamento dei monti dell’Alto Molise va avanti da decenni da parte di chi fa affari d’oro con queste tecnologie tra l’altro considerate già obsolete in altre zone d’Europa e sul territorio restano le briciole. Come appunto i 135 mila euro che la Giunta Saia II ha accettato come “ristoro” e che andranno a finanziare un impianto di illuminazione pubblica per lo stadio “Civitelle”. Altrove, nei Comuni più piccoli, va anche peggio, perché davvero i sindaci si accontentano dell’elemosina a fronte dello scempio ambientale perpetrato e perpetuo.

La Legge 239/2004 prevede il diritto degli enti locali territorialmente interessati dalla localizzazione di nuove infrastrutture energetiche di stipulare accordi con i soggetti proponenti che individuino misure di compensazione e riequilibrio ambientale, coerenti con gli obiettivi generali di politica energetica nazionale. E la Giunta Saia, nei giorni scorsi, all’unanimità, ha accettato un accordo con la ditta Enel Green Power Italia Srl, finalizzato proprio ad ottenere questi ristori o, come vengono definite “misure di compensazione”.

L’accordo in questione viene chiamato “lettera di intenti” e prevede espressamente un “intervento di riqualificazione dell’impianto di illuminazione dello stadio Civitelle sito ad Agnone che contribuirà ad un efficientamento energetico di oltre il trentacinque per cento, previa verifica a cura e spese del Comune dei sostegni sui quali saranno posizionati gli apparecchi di illuminazione nonché delle eventuali opere di manutenzione ordinaria e/o straordinaria o di sostituzione degli stessi qualora necessario in relazione all’esito delle predette verifiche in carico al Comune”. A tale riguardo, il Comune fornirà a Enel documentazione di idoneità dei sostegni firmata da uno studio professionale, prima dell’avvio delle attività di progettazione esecutiva e successiva installazione da parte di Enel.

C’è poi una parte chiamata “Riservatezza“, la cui sottoscrizione è difficilmente spiegabile, soprattutto per una amministrazione che vorrebbe fare della trasparenza uno dei suoi caratteri identitari. L’articolo 4 dell’accordo segreto tra Comune e “signori del vento” prevede testualmente: «Le parti si impegnano a non divulgare a terzi le informazioni contenute nella presente Lettera d’Intenti, incluse quelle che verranno scambiate tra esse in qualunque modo ed in qualunque forma durante il periodo di validità della medesima, senza la preventiva autorizzazione scritta dell’altra Parte. Ai fini della presente Lettera d’Intenti, non si considerano terzi le società del Gruppo Enel, né gli organi e i funzionari del Comune. Nessuna Parte potrà procedere ad effettuare alcuna comunicazione, annuncio pubblico, conferenza o comunicato stampa riguardo all’esistenza, contenuto, esecuzione della presente Lettera d’Intenti, né userà marchi o loghi dell’altra Parte o qualsiasi altro elemento identificativo di una Parte, senza aver prima ottenuto il consenso dell’altra Parte».

Qual è il senso e la necessità di questo accordo di riservatezza? Perché ci sono trattative che vogliono essere tenute nascoste alla popolazione? Inoltre, come se ciò non bastasse, va tenuta in considerazione un’altra questione, quella dell’effetto cumulo degli impianti installati. Perché le wind farm si estendono a perdita d’occhio in tutto l’Alto Molise e l’Alto Vastese. «Trasformare i crinali in hub industriali senza una pianificazione cumulativa e senza un reale ritorno per il tessuto sociale e demografico significa consumare l’identità stessa dei territori» commenta il Centro italico Safinim, associazione culturale agnonese e schiavese che da sempre tenta di difendere il territorio dei padri Sanniti dall’aggressione eolica.

Perché i signori del vento danno quattro spicci ai vari Comuni, ciascuno dei quali accetta le misure compensative previste; ma la popolazione chi la indennizza per il disastro perpetuo subìto? Senza parlare dell’effetto luce-ombra, del costante inquinamento acustico e di quello visivo appunto. Perché, al posto di asfalti e lampioni, non si pensa, ad esempio, di alimentare gratuitamente un intero Comune, non l’edificio del Municipio, ma il centro abitato nella sua interezza, con consumi energetici azzerati? Questa sì sarebbe una misura compensativa intelligente e magari invoglierebbe anche qualcuno a trasferirsi nei piccoli centri dell’Alto Molise, invertendo lo spopolamento. Si ragioni su queste misure concrete, non su cento metri di asfalto e quattro lampioni per lo stadio dove, di questo passo, a breve non giocherà più nessuno. I sindaci non accettino elemosine, ma pretendano energia gratis, visto che pare la si debba produrre tutta qui.
Francesco Bottone