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mercoledì 18 Marzo 2026
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I cinghialai “Consci” depositano le richieste: la braccata diventa “mini braccata” e sarà praticata su tutto il territorio

Appena terminata in Regione la riunione del CO.N.S.CI. Abruzzo, le squadre di cinghialai, con l'assessore regionale alla Caccia e Agricoltura, Emanuele Imprudente. I rappresentanti delle squadre hanno consegnato nelle mani dell'assessore le richieste di modifica al piano faunistico…

Appena terminata in Regione la riunione del CO.N.S.CI. Abruzzo, le squadre di cinghialai, con l’assessore regionale alla Caccia e Agricoltura, Emanuele Imprudente. I rappresentanti delle squadre hanno consegnato nelle mani dell’assessore le richieste di modifica al piano faunistico venatorio e al regolamento sulla caccia al cinghiale.
L’incontro è durato oltre due ore, in un clima di assoluta collaborazione tra cacciatori e assessore, durante il quale sono state sviscerare le problematiche inerenti il piano faunistico regionale e la tutela della caccia in braccata senza perdere d’occhio la tutela del mondo agricolo. «Abbiamo anche affrontato le criticità riguardanti la gestione attuale del cinghiale su tutto il territorio regionale e in particolar modo su quello teramano e pescarese. Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti del CO.N.S.CI tra cui il sindaco di Vittorito» spiegano i cacciatori al termine dell’incontro istituzionale.

Ecco alcuni stralci del documento consegnato all’assessore: «Si premette che nella stagione scorsa in Abruzzo sono stati abbattuti 10870 cinghiali: 7707 (il 70%) in caccia collettiva, con il metodo della braccata, nelle 36 giornate consentite dal calendario venatorio. Dei restanti capi, l’80 per cento è stato abbattuto in caccia di selezione dai cacciatori iscritti nelle squadre di caccia collettiva. Pertanto emerge chiaramente l’importanza che riveste la caccia collettiva in braccata e dei cacciatori che la esercitano nel contenimento della specie. Alla luce di quanto detto e al fine di tutelare la nobile caccia in braccata, questa associazione chiede che vengano apportate al Piano faunistico venatorio le seguenti variazioni: le aree definite “non vocate“, presenti soprattutto negli Atc costieri, devono essere riclassificate come a “bassa vocazione” mantenendo l’attuale zonizzazione e assegnazione alle squadre di caccia collettiva con la braccata;

eliminazione del divieto di braccata per una distanza di 500 metri dai confini delle aree protette; aumentare il limite minimo di estensione della zona di caccia da 700 a mille ettari in tutte le zone e senza definire un limite massimo di estensione; permettere alle squadre di poter cacciare in collaborazione, anche se iscritte in Atc diversi; classificare la braccata abruzzese come mini braccata con l’utilizzo di massimo cinque cani e quindi, a basso impatto ambientale; nelle aree interne e nelle zone di connessione e allargamento, permettere la mini braccata per tutti e tre i mesi consentiti con massimo quattro cani abilitati alla caccia a singolo e un cane limiere, tutti iscritti e abilitati Enci; nelle zone di protezione esterna di poter esercitare la mini braccata; eliminare l’inizio di braccata alle ore 9; aprire la caccia al cinghiale dalla terza domenica di ottobre».

Inoltre i cinghialai chiedono di coinvolgere «in tutti i passaggi procedurali, richiesta di intervento e di risarcimento danni e sopralluoghi gli Atc con i proprio tecnici in affiancamento a quelli dell’amministrazione regionale». E in chiusura CO.N.S.CI. Abruzzo ringrazia pubblicamente l’assessore Imprudente «per la disponibilità dimostrata e per aver scelto come interlocutore, in relazione al piano faunistico venatorio, l’associazione delle squadre di caccia al cinghiale».

Francesco Bottone

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