«Qui non siamo davanti a una conquista storica né a un passo indietro dei commissari. Siamo davanti a una polemica costruita sul nulla». Don Francesco Martino, direttore della Pastorale sanitaria diocesana di Trivento e da sempre impegnato nella difesa dell’ospedale di area disagiata di Agnone, interviene per fare chiarezza sullo scontro politico tra l’assessore regionale Andrea Di Lucente e il sindaco Daniele Saia sul presunto ritorno della Chirurgia in Day e Week Surgery al Caracciolo.

Interpellato da Primo Piano Molise, ammette: «Basterebbe leggere i documenti ufficiali per capire che non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto già stabilito. Il riferimento è l’allegato al Dca 12, che parla in modo chiarissimo». Don Francesco cita testualmente il documento, che assegna alle sedi spoke, quindi anche ad Agnone, funzioni ben precise: «Si parla di reclutamento e orientamento del paziente, decisione del setting assistenziale, inserimento nelle liste d’attesa, acquisizione del consenso informato, valutazione ambulatoriale postoperatoria e chirurgia ambulatoriale a bassa intensità. Punto». La chirurgia vera, quella con sala operatoria, resta invece tutta in capo a Isernia. «Il Dca dice chiaramente – sottolinea il reverendo – che l’Hub è il Veneziale: lì ci sono le sale operatorie e lì si fanno gli interventi in Day e Week Surgery, con quattro posti letto dedicati».

E Agnone? «Ad Agnone non riapre nessuna sala operatoria e non si fanno interventi chirurgici in loco. Questo va detto senza girarci intorno. Agnone, come Larino e Venafro, resta una sede Spoke con ambulatori chirurgici di base». Il nodo della polemica sono i due posti di assistenza attivati al Caracciolo. «Ma anche qui – chiarisce don Francesco – bisogna essere onesti: non sono posti letto per operare, sono posti di assistenza a bassa intensità. Servono solo, eventualmente, per il postoperatorio». In pratica, spiega, «il paziente viene operato a Isernia, in Day o Week Surgery, con interventi semplici per pazienti Asa 1 o Asa 2. Dopo l’intervento, se serve, può essere seguito nel postoperatorio ad Agnone. Tutto qui. Nessuna chirurgia che “torna”, nessun miracolo».
Per questo, secondo don Francesco Martino, lo scontro politico è fuori luogo. «Ci si sta scannando su qualcosa che nei documenti è scritto nero su bianco. Non c’è stato nessun passo indietro dei commissari, perché l’organizzazione prevista per Agnone è pienamente compatibile con la sua riconversione in Ospedale di Comunità».
La conclusione è netta: «Invece di esporsi al ridicolo e alimentare illusioni nella popolazione, sarebbe più serio leggere bene le carte e spiegare la verità alla gente. La chiarezza è l’unica forma di rispetto verso un territorio che da anni vive sulla propria pelle il problema della sanità».