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martedì 31 Marzo 2026
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Uno non vale uno, Chiauci ribalta la democrazia. Sferra: «Chi più si dà da fare esprime più voti»

Antonio Sferra, imprenditore nel campo dell’elettrotecnica, e sindaco di Chiauci, ha fortemente sostenuto e fatto approvare dal Consiglio comunale quello che viene definito, appunto, il "Patto di Chiauci", uno strumento democratico che permetterà la partecipazione attiva della cittadinanza…

Antonio Sferra, imprenditore nel campo dell’elettrotecnica, e sindaco di Chiauci, ha fortemente sostenuto e fatto approvare dal Consiglio comunale quello che viene definito, appunto, il “Patto di Chiauci“, uno strumento democratico che permetterà la partecipazione attiva della cittadinanza nelle decisioni della giunta comunale. Il “Patto di Chiauci” è stato presentato sabato scorso alla cittadinanza, suscitando un ampio dibattito.

«È un po’ come se, invece di assistere a una partita di calcio come semplici spettatori, sedessimo in panchina a fianco dell’allenatore e gli fornissimo suggerimenti sulle scelte da effettuare. – spiega alla nostra redazione il sindaco Sferra, spiegando nel dettaglio – Concretamente, si tratta di un organo consultivo, che abbiamo chiamato “Consulta dei Rappresentanti Civici”, alla quale possono partecipare tutti i rappresentanti delle famiglie residenti e tutti i responsabili delle attività produttive, culturali e religiosi che operano sul nostro territorio. È uno strumento che servirà a rendere attivamente partecipi i chiaucesi alla vita politica del nostro Municipio, anziché limitarsi ad accettare o a criticare passivamente le scelte della amministrazione comunale».

Una partecipazione allargata, dunque, alla vita politica e amministrativa, con chi “comanda” che, prima di prendere una qualsiasi decisione, consulterà la popolazione. Non scelte calate dall’altro, ma condivise e concertate, per il bene del paese e della piccola comunità. «La particolarità – spiega ancora il sindaco Sferra – è che, anziché chiamare indifferentemente tutti e solo i cittadini a votare, come in un referendum ad esempio, si fanno partecipare alla “Consulta dei Rappresentanti Civici” i rappresentanti delle famiglie, uno per ciascun nucleo familiare, e i rappresentanti di quelli che un tempo venivano chiamati “corpi intermedi”, vale a dire associazioni culturali, congreghe religiose, attività imprenditoriali. Inoltre, per specifici argomenti, potrebbero essere chiamati a votare anche i proprietari di beni immobili non residenti nel territorio comunale, mediante il rappresentante di una associazione di fatto». E se uno è allo stesso tempo rappresentante di una famiglia e, ad esempio, direttore del coro parrocchiale, ha addirittura diritto ad esprimere due voti. E magari a tre, se è anche il presidente della Proloco, o quattro, se ha aperto un’attività imprenditoriale. Un meccanismo che invoglia dunque al fare, a mettersi a disposizione della comunità.

«La vera democrazia – riprende Sferra – non è espressa dal concetto rousseauiano “un uomo, un voto”, bensì dalla partecipazione attiva alla vita politica. E perché non si dovrebbe premiare chi, invece di stare a casa e disinteressarsi della “cosa pubblica”, si adopera per il “bene comune”, sviluppando il territorio attraverso le più disparate attività culturali, turistiche, economiche? Se lavori per tre, è giusto che conti per tre. Valorizzare il cittadino attivo è vera democrazia». A breve è prevista la prima Consulta dei Rappresentanti Civici per decidere su una questione particolare all’ordine del giorno. «Va detto – precisa il sindaco – che la Consulta non è una assemblea che debba dibattere astrattamente, bensì uno strumento concreto che deve decidere su problemi specifici e che deve arrivare all’incontro con le idee ben chiare sul voto da esprimere. Ben vengano i dibattiti all’interno delle case, delle sale riunioni e delle botteghe. Auspico che nelle nostre contrade si discuta del bene comune nelle settimane precedenti la convocazione e che tutti le problematiche siano sviscerate previamente, in maniera da arrivare alla riunione finale con la dichiarazione di voto, non con estenuanti dibattiti o contese oratorie». E in chiusura Sferra aggiunge: «Ritengo che sia uno strumento agile, utile alla società e veramente democratico nel senso più elevato del termine».

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