«Dializzare in Agnone, che è un centro periferico, non è come farlo in altri luoghi della regione Molise, perché come ha scritto il responsabile, il medico nefrologo Mastrangelo in una lettera all’azienda sanitaria, la quasi totalità dei pazienti che fanno riferimento all’ospedale di Agnone ha patologie tali da rendere indispensabile la presenza di un medico durante tutto il trattamento di dialisi».

Così don Francesco Martino, nella duplice veste di utente del reparto dialisi del “Caracciolo” e di segretario dell’associazione nazionale Emodializzati Abruzzo-Molise. Il sacerdote, già cappellano di quella struttura sanitaria che l’Asrem vorrebbe declassare a ospedale di comunità, ha preso parte alla protesta inscenata ieri mattina davanti all’ingresso del nosocomio.

«Non riusciamo a comprendere questa insistenza da parte dell’azienda nel voler attivare in Agnone un centro di assistenza limitato. – ha continuato don Martino – Vorremmo capire cosa l’azienda sanitaria vuole realmente fare, perché se a noi, come associazione degli emodializzati dice una cosa, e poi nella concretezza dei fatti se ne fa un’altra, è chiaro che la tranquillità dei pazienti viene meno e non è assicurata. Proprio per questo motivo i pazienti sono sul piede di guerra, pronti a ostacolare anche fisicamente l’installazione del famoso robottino per la dialisi.

Quello strumento, per noi, nelle condizioni in cui ci troviamo, è totalmente inutile. Perché fare queste cose e agitare i pazienti quando invece si potrebbe andare con tranquillità e serenità avanti semplicemente collegando il centro dialisi di Agnone a quello di Campobasso. Tutti questi problemi stanno nascendo da quando il centro dialisi di Agnone è stato messo sotto la gestione di Isernia. La nostra richiesta è semplice e chiara: per la tranquillità dei pazienti, basta ripristinare la situazione precedente, perché sotto la gestione di Campobasso non abbiamo mai avuto di questi problemi».

Sulla stessa problematica il consigliere regionale Andrea Greco, nei giorni scorsi, ha diffidato l’Asrem e investito della questione direttamente il Ministero della Sanità. «Con una nota formale ho chiesto con forza che sia garantita la continuità dell’assistenza con la presenza del personale medico e nel pieno rispetto dei Lea e delle norme sulla sicurezza delle cure. – spiega Greco – Ho chiesto anche di rendere pubblici tutti gli atti eventualmente adottati, le valutazioni fatte sulla compatibilità clinica dei pazienti, la formazione del personale e le misure predisposte per chi non è idoneo al regime di assistenza limitata. Questi servizi rappresentano degli autentici presidi di civiltà. E quando si parla di dialisi, di persone che non possono permettersi errori, ritardi o tagli mascherati da efficienza, – chiude Greco bisogna pretendere risposte vere, a tutti i costi».