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mercoledì 10 Giugno 2026
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Ospedale declassato, la battaglia diventa nazionale: ieri mattina il sindaco Saia e l’assessore Petrecca ricevuti a Roma

Il progressivo svuotamento dei presidi sanitari montani, caso emblematico il "Caracciolo" di Agnone, non è il risultato di scelte tecniche, prettamente mediche, inevitabili. È invece il frutto perverso di una sgangherata architettura normativa e finanziaria che ha sistematicamente…

Il progressivo svuotamento dei presidi sanitari montani, caso emblematico il “Caracciolo” di Agnone, non è il risultato di scelte tecniche, prettamente mediche, inevitabili. È invece il frutto perverso di una sgangherata architettura normativa e finanziaria che ha sistematicamente trattato la montagna come un’eccezione tollerata, quasi un fastidio per le istituzioni, anziché come una realtà costituzionalmente tutelata.

La battaglia in difesa dell’ospedale di area disagiata di Agnone, che i commissari vogliono declassare a struttura infermieristica, la chiamano pomposamente “ospedale di comunità” ma di ospedale non ha nulla, è comune anche a molte altre zone dell’Appennino, perché le aree interne e montane sono la più grande regione della Penisola. Le politiche sono le stesse, applicate dalle aziende sanitarie e dalle amministrazioni regionali, da top manager strapagati e da sedicenti politici con indennità dorate, e puntano solo a far quadrare i bilanci, per poi invece spendere e sprecare altrove, non a garantire la parità di accesso al diritto alla salute e alle cure mediche a tutti i cittadini, a prescindere da dove vivano. E’ la solita logica illogica dei numeri, roba da ragionieri e contabili; ma i diritti non posso valere in base a parametri numerici, perché altrimenti non sono più tali, ma diventano concessioni. Da queste premesse ideali e di dottrina è nato un vero e proprio “Manifesto nazionale per la Sanità delle Terre Alte“, che è stato stilato e presentato pochi giorni fa dall’associazione Zeno Colò e dal CREST, di cui è segretario nazionale il sacerdote agnonese don Francesco Martino.

Proposte concrete, non un documento di parte, ma un «atto di rivendicazione costituzionale». Il Manifesto si articola su dieci proposte concrete ed è oggi in circolazione tra comitati civici, sindaci di aree interne e organizzazioni sanitarie di tutta Italia. Lo avrà ricevuto anche il sindaco di Agnone, Daniele Saia, che ha annunciato battaglia, già più volte in realtà, in difesa dell’ospedale cittadino che qualcuno vuole declassare e struttura infermieristica. L’associazione Zeno Colò e CREST (Comitato Regionale Emergenza Sanità Toscana) invitano «tutti i soggetti che si riconoscono in queste proposte a sottoscrivere e a prendere contatto per costruire insieme il prossimo passo: i primi Stati Generali della Sanità delle Terre Alte, un appuntamento nazionale in cui le comunità che condividono questo problema si incontrano, si riconoscono e trasformano la propria esperienza in proposta politica collettiva».

«C’è un’Italia che non vive nelle grandi città, che non ha l’ospedale a dieci minuti, che sa cosa significa aspettare un’ambulanza su una strada di montagna. È l’Italia dei diversamente cittadini. Questo manifesto parla a nome di tutti loro. Dalla Montagna non si scende. Da nessuna montagna» chiudono dalle due associazioni che lanciano e propongono dunque anche all’amministrazione comunale di Agnone il Manifesto Nazionale per la Sanità delle Terre Alte.

Intanto, nella giornata di ieri, il sindaco Daniele Saia e l’assessore al momento senza deleghe assegnate, il commendatore Mario Petrecca, sono stati a Roma per un non meglio precisato incontro istituzionale e politico presso una sede ministeriale. Secondo i più informati, ma siamo nel campo delle indiscrezioni al momento non ancora confermate dallo staff del sindaco, il colloquio sarebbe avvenuto con una figura apicale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una “missione” romana che tuttavia investe quasi ufficialmente il commendatore Petrecca quale nuovo assessore alla sanità del Comune di Agnone.

Francesco Bottone

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