«Nessuno sarà lasciato indietro». E’ la frase inutile e per certi versi ipocrita che si sente ripetere in continuazione dalle varie istituzioni e dai politici, soprattutto in occasione di calamità ed emergenze come quelle che sta vivendo, ormai da settimane, il territorio montano di confine tra l’Abruzzo e il Molise. La città di Agnone, culla della sviluppata civiltà dei Sanniti, è di fatto irraggiungibile via terra, salvo fare dei viaggi della speranza su una rete stradale secondaria, tra vie comunali e interpoderali malmesse e tortuose, che ricorda la distruzione del dopoguerra.

Proprio in ragione di questo isolamento causato dal dissesto e prima ancora dalla mancanza decennale di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle infrastrutture stradali, nei giorni scorsi la dirigente scolastica di Agnone è stata costretta ad attivare la didattica a distanza per gli alunni pendolari. Una situazione di emergenza, certo, che però rischia di cronicizzarsi e diventare la prassi, perché i tempi di ripristino di una viabilità accettabile, normale sarebbe pretendere troppo, realisticamente rischiano di dilatarsi all’infinito.

Ci vorranno mesi o addirittura anni per ripristinare le maggiori arterie di collegamento viario da e per l’Alto Molise. Tra gli alunni pendolari ci sono anche dei casi che le istituzioni dovrebbero attenzionare con maggiore cura, proprio in ossequio a quella falsa e ipocrita frase iniziale. Una famiglia di un centro montano del Chietino, che ha un ragazzo con diagnosi di autismo che frequenta, o meglio frequentava un istituto superiore in Agnone, si è rivolta alla nostra redazione per lanciare un appello accorato alla politica, alle istituzioni, a chiunque sia in grado di fare qualcosa per risolvere la problematica.

«La didattica a distanza può andar bene per gli altri alunni, ma non certo per nostro figlio, che è autistico e ha assoluto bisogno di relazioni interpersonali, dal vivo, non certo di una lezione davanti ad uno schermo» spiega ai nostri cronisti di zona la mamma del ragazzo. Tra l’altro il ragazzo frequenta un istituto superiore la cui didattica si basa molto su attività laboratoriali, impossibili da svolgere in modalità telematica.

«Con la situazione stradale che abbiamo sotto gli occhi, provinciali chiuse per frane e smottamenti, realisticamente si tornerà ad una circolazione veicolare accettabile forse tra settimane o mesi o peggio anni. – continuano i genitori dell’alunno – Nostro figlio non può assolutamente stare in didattica a distanza per tutto questo tempo. Per lui la dad è del tutto inutile, perché ha delle esigenze diverse e altre rispetto ai suoi compagni di scuola».

Quel ragazzo, in queste condizioni attuali di isolamento, di fatto viene lasciato indietro, viene abbandonato dallo Stato, in totale spregio a quella mera enunciazione con la quale abbiamo attaccato questo pezzo.

«Ci rendiamo conto delle difficoltà generalizzate sul territorio, – continuano i genitori dello studente – ma forse le istituzioni dovrebbero davvero prendere in considerazione l’ipotesi di riaprire al traffico, sia pure parzialmente e per un periodo di tempo limitato, il viadotto sul Sente. Quella infrastruttura consentirebbe a nostro figlio in particolare, ma anche a tutti i suoi compagni, di poter raggiungere le scuole di Agnone. Dove sta il diritto all’istruzione e allo studio? Resta solo scritto sulla Costituzione oppure vale anche per noi che viviamo in queste terre montane tra Abruzzo e Molise?».

Parole pesanti, dure, quelle dei genitori del ragazzo autistico, ma pregne di amore per il loro figlio e di dignità. Non è più accettabile che i diritti di cittadinanza e di civiltà dei residenti della “terra di mezzo” tra Abruzzo e Molise vengano ignorati e calpestati dalle istituzioni stesse, cioè da quegli apparati dello Stato che dovrebbero al contrario garantirli.

Probabilmente questo appello, lanciato a mezzo stampa, sulle nostre colonne, dai genitori dello studente del Chietino, non servirà a nulla, perché le istituzioni saranno sorde e cieche ancora una volta. Se non altro, tuttavia, queste parole, che raccontano le difficoltà quotidiane di una famiglia alla ricerca di normalità e di parità di trattamento e di diritti, serviranno a mettere alla sbarra le responsabilità omissive di chi potrebbe fare qualcosa e invece non muoverà un solo dito.
Francesco Bottone