«Sono stato a capo della Giunta regionale per due mandati e non ho trovato la soluzione». E’ l’ammissione fatta alle telecamere di “Mi manda Rai Tre” dall’ex presidente della Regione Molise, Michele Iorio. In questi giorni è andato in onda il servizio, realizzato dalla giornalista Cecilia Andrea Bacci, che ha denunciato, per l’ennesima volta, lo sperpero di denaro pubblico, si parla di dieci miliardi di vecchie lire, in merito alla realizzazione del nuovo ospedale di Agnone.

A scortare la collega e la troupe di Rai Tre sulla “scena del crimine” il giornalista agnonese Maurizio d’Ottavio. Una struttura iniziata quando le vacche erano grasse e mai ultimata, perché poi i soldi sono finiti. Un mostro di cemento e mattoni, oggi di questo si tratta, un ecomostro in pratica, con due enormi gru abbandonate lì sul posto dalla ditta che stava svolgendo i lavori. Una scena lugubre e inquietante, magari adatta ad film horror.

Oggi quello che sarebbe dovuto diventare un ospedale all’avanguardia è diventato una sorta di discarica. Al suo interno, nelle stanze e negli androni mai completati, le telecamere di “Mi manda Rai Tre” hanno documentato la presenza di faldoni di documenti, attrezzature e presidi medici nuovi e mai utilizzati, cartelle cliniche, analisi di laboratorio dalle quale si leggono anche i dati sensibili dei pazienti, ricette intestate e addirittura delle apparecchiature elettroniche, come quelle per i pagamenti telematici, ancora imballate, mai messe in funzione.

Soldi pubblici, cioè dei cittadini contribuenti, buttati al vento. Uno scandalo ultratrentennale, denunciato più volte dalla stampa locale, ma che ora ha avuto una eco più vasta proprio grazie al servizio inchiesta di “Mi manda Rai Tre”. Uno scandalo che nemmeno indigna più, quasi accettato dall’opinione pubblica, dalla politica e dalle stesse autorità, magistratura compresa, come se fosse del tutto normale, in Italia e nel centro sud in particolare, buttare al vento milioni di euro di denaro pubblico per costruire il nulla.

«In trent’anni non si è capito bene cosa fare di quella struttura incompiuta, diciamo così. – ha ammesso, sia pure con un certo imbarazzo, l’ex presidente della Regione, Michele Iorio, politico di lungo corso ed esperto di sanità e gestione sanitaria – Non ho trovato una soluzione, ecco, non l’ho trovata; durante il periodo della mia presidenza non sono stato del parere di continuare sulla strada del completamento di quell’ospedale, tant’è che abbiamo intrapreso quella della ristrutturazione dell’altro ospedale, il “San Francesco Caracciolo”».

Quindi, dopo aver buttato miliardi nel nuovo ospedale mai nato, una struttura che avrebbe servito due regioni limitrofe, la lungimirante classe politica molisana pensò di investire nuovi soldi pubblici, a palate, nella ristrutturazione del “Caracciolo”, il vecchio ospedale, quello stesso che oggi si vuole depotenziare e declassare a struttura a gestione infermieristica. «Insomma, – chiude la giornalista che ha curato l’inchiesta – soldi spesi due volte». Già, ma tanto in Italia tutto è possibile perché tanto «paga lo Stato», anzi no, pagano i cittadini. Nessun responsabile, nessun colpevole, tutto fila liscio.
Francesco Bottone