«Ho preferito attendere alcuni giorni prima di intervenire pubblicamente, per rispetto del voto e affinché le elezioni amministrative si svolgessero in un clima sereno. Oggi, però, credo sia utile provare a fare una riflessione politica sui mesi appena trascorsi e soprattutto sul risultato elettorale emerso ad Agnone».

Così, in una nota stampa, il vice presidente della Regione Molise, Andrea Di Lucente.
«Nei mesi scorsi avevo tentato di favorire un confronto tra le diverse sensibilità del centrodestra agnonese, nella convinzione che potesse nascere un progetto condiviso e competitivo. Non è stato possibile. Evidentemente pesano ancora le profonde fratture lasciate dagli ultimi quindici anni della vita amministrativa cittadina, segnati anche dalla caduta di due esperienze di governo riconducibili al centrodestra. – continua l’esponente regionale – Ho sempre ritenuto, inoltre, che nelle dinamiche di un Comune debbano essere soprattutto i cittadini e le energie locali ad assumersi la responsabilità delle scelte politiche. Frequento Agnone da relativamente poco tempo e non ho mai voluto invadere spazi che spettano agli agnonesi. Questo, però, non può essere confuso con il disinteresse.

Venendo ai dati, il primo elemento che emerge con forza è il drastico calo della partecipazione elettorale. L’affluenza in netta diminuzione, si parla di un meno dieci per cento rispetto alle precedenti amministrative, rappresenta un segnale politico che non può essere ignorato né banalizzato.
È evidente che una parte consistente della cittadinanza abbia vissuto questa competizione senza entusiasmo. Probabilmente ha inciso anche l’assenza di una vera sfida politica: da un lato la lista del sindaco uscente Daniele Saia, dall’altro una lista civetta di “sinistracentro” che ha ottenuto, come era prevedibile, un risultato modesto e che non ha mai rappresentato una reale alternativa amministrativa e politica.

Probabilmente il disinteresse è stato generato anche dal clima pre-elettorale fatto di coerenza a corrente alternata, di indignazioni selettive, di improvvise conversioni ideologiche. Partendo dalle dichiarazioni del consigliere Di Pietro, passando alle imposizioni del Pd e arrivando, infine, alle tattiche utilitaristiche di chi ha corso per il Comune, sognando già di volare verso altri lidi, si è dato sfogo ad una “sindrome da memoria corta” collettiva.

Sì, perché quando Saia veniva eletto in Provincia con l’appoggio dei Comuni dell’Alto Molise amministrati dal centrodestra – che lo hanno sostenuto facendo un ragionamento che aveva a che fare più con il cuore e il legame territoriale e non con la politica – e quando riceveva sostegno dal consigliere di Forza Italia Iannelli al Comune di Agnone, tutto sembrava rientrare nella normalità.

Cinque anni fa nessuno si scandalizzava, nessuno parlava di incompatibilità politiche o morali. In occasione di queste elezioni, invece, improvvisamente, gli stessi protagonisti hanno scoperto l’ortodossia politica. C’è stato chi è salito sul piedistallo delle ideologie, chi ha preteso patentini di appartenenza e chi si è mostrato indignato per dinamiche che, in realtà, conosceva perfettamente da anni.
Fatto sta che a queste ultime elezioni, una parte degli elettori del centrodestra ha deciso di non esprimere alcuna preferenza, non sentendosi rappresentata, mentre un’altra ha riversato i suoi voti su due candidati. E lo ha fatto in maniera significativa.

I numeri parlano chiaro: primi due eletti della lista di Daniele Saia sono Raffaele Masciotra e Mario Petrecca, entrambi espressione dell’area di centrodestra. Insieme hanno raccolto 793 preferenze. Numeri di poco inferiori rispetto alla totalità di quelli ottenuti dai candidati riconducibili al Pd, lo stesso PD che, anche dall’alto di incarichi locali e nazionali, in questi mesi ha posto in maniera sistematica e continuativa veti politici e personali.
Se c’è dunque uno sconfitto politico in questa tornata elettorale, è proprio il Partito Democratico, oggi relegato ai margini di una maggioranza che rischia paradossalmente di vedere protagonisti proprio i due esponenti di centrodestra.

Tra i candidati più votati figura, al terzo posto del podio, anche il giovane Leonardo D’Onofrio, protagonista di un risultato personale importante. Per la sua collocazione politica futura ci sarà tempo. Con un nonno storicamente socialista e un nonno di destra, sarà interessante capire quale delle due tradizioni finirà per prevalere.
Detto questo, al netto delle letture propagandistiche che inevitabilmente accompagnano ogni fase post-elettorale, credo che il segnale importante da registrare sia che tra i cittadini di Agnone esiste ancora un’area moderata e di centrodestra, che in questa tornata ha dimostrato di avvertire la mancanza di una proposta politica.

Per questa ragione ritengo che oggi esistano le condizioni per avviare un percorso serio di ricostruzione di un centrodestra forte, credibile e competitivo. Mi farò promotore di momenti di confronto con l’obiettivo di compattare energie, esperienze e sensibilità diverse, così da costruire una base politica solida attorno alla quale dare forma ad un nuovo progetto di centrodestra per Agnone.
Un lavoro politico che servirà a fare da pungolo a questa nuova amministrazione comunale e a farci trovare pronti per i prossimi appuntamenti elettorali, che potrebbero anche presentarsi prima del tempo. Del resto, – chiude Di Lucente – è stato difficile non notare come, già durante questa campagna elettorale, qualcuno sembrasse avere lo sguardo più rivolto verso le Regionali che verso il ruolo amministrativo appena affidatogli dai cittadini».