«La riconversione del nostro ospedale non rappresenta certo quello che c’è scritto sulla nostra carta costituzionale. Rappresentano, insieme ai tagli previsti per gli ospedali di Isernia e Termoli, una ferita e uno strappo che minano il benessere dei cittadini». Parole chiare e decise, quelle del sindaco di Agnone, Daniele Saia, pronunciate a margine delle celebrazioni per la festa della repubblica.

L’amministrazione comunale di Agnone, per una volta, ha voluto dare un senso di lotta civile, al di là della retorica stantia, alle celebrazioni del 2 giugno. E il sindaco ci ha messo la faccia, insieme ad altri amministratori locali, come il primo cittadino di Caracotta, Candido Paglione e il vicesindaco di Belmonte del Sannio, Dalio Mastrostefano, prendendo parte sì alle celebrazioni per la festa nazionale, come previsto dal protocollo istituzionale, ma anche e soprattutto alla “marcia” sull’ospedale cittadino, un’intera comunità armata di un lungo lenzuolo bianco e di decine di striscioni e slogan a difesa di diritti. Dopo ottanta anni di repubblica e di democrazia di facciata, c’è ancora bisogno di rivendicare il diritto alla salute e alle cure mediche, ad una ambulanza con un medico a bordo, ad un Pronto soccorso in grado di salvare vite umane; altro che festa nazionale.

«Abbiamo appreso che in questi giorni è iniziato il processo di ricoversione del nostro ospedale. – ha continuato Saia dal microfono in piazza Unità d’Italia – Il dolore è grande, ma deve trasformarsi nella nostra più grande forza. Ed è per questo che contineremo a lottare attraverso tutte le nostre possibilità per annullare questo disegno di riconversione in ospedale di comunità. Lo abbiamo fatto con manifestazioni come questa e continueremo a farlo anche per le vie legali. Vogliamo che chi continua a vivere ed investire in questa terra abbia tutti i diritti propri di uno Stato che si definisce tale. Esigiamo un presidio sanitario che rispetti lo status di area disagiata capace di salvare vite nei tempi corretti, con il personale necessario e le strumentazioni idonee. La difesa del nostro ospedale supera ogni bandiera, ogni colore politico e ci unisce in un unico fronte comune. Solo preservando l’anima del “Caracciolo” dimostreremo che la Costituzione è viva anche ad Agnone. Che questa Repubblica, all’età di 80 anni, riesce ancora ad assicurare pari dignità a tutti. Sappiamo bene che la strada che ci aspetta è una strada ripida e faticosa, – ha sottolineato il primo cittadino – ma noi che siamo nati e cresciuti tra queste montagne sappiamo benissimo cosa significhi il peso del sacrificio, della costanza e della determinazione. Sappiamo bene cosa significhi il coraggio di resistere. Abbiamo la capacità, lo abbiamo dimostrato tante volte nei momenti più drammatici della nostra storia, di esprimere come popolo una forza e una unità davvero significativi».

E in chiusura un vero e proprio appello a tutta la comunità non solo agnonese, ma dell’Alto Molise più in generale: «I nostri nonni, i nostri padri, usciti dalla guerra, avevano in comune quei valori di libertà, democrazia e convivenza pacifica, che avevano faticosamente conquistato. Li univa l’obiettivo comune di risollevare il Paese, di dare un futuro migliore alle loro famiglie ai loro figli. E questi sentimenti comuni, fortemente sentiti e condivisi hanno permesso all’Italia di diventare il grande paese in cui viviamo oggi. Dobbiamo recuperare quello spirito, quella capacità di guardare al bene collettivo, che alla fine è anche bene di ognuno di noi. E allora, vi chiedo un impegno civico concreto. Uniti possiamo cambiare le sorti del nostro ospedale e del nostro futuro. Insieme possiamo davvero fare la differenza».
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