L’ospedale è chiuso, spacciato e il ricorso al Tar è tardivo; si interviene ora che il danno è fatto. Sono queste le accuse mosse nei confronti dell’amministrazione comunale di Agnone da alcuni residenti. I social, chiaramente, danno modo a molti di esprimere la propria opinione e l’annunciato declassamento dell’ospedale cittadino sta alimentando un vespaio di polemiche. Il “Caracciolo” ha perso lo status di ospedale di area disagiata, perché così hanno deciso, non si sa precisamente in base a cosa e perché, i commissari ad acta alla sanità del Molise. Diventerà un ospedale di comunità, che però di ospedale avrà solo il nome, perché in realtà sarà una struttura a gestione infermieristica, una sorta di poliambulatorio.

Lo smantellamento è già iniziato e infatti entro la fine del mese dovranno essere dimessi tutti i pazienti, mentre è ovviamente arrivato l’ordine di non accettarne altri. Resta da capire come saranno impiegate le varie strumentazioni diagnostiche che oggi si trovano all’interno di quell’ospedale, a cominciare ad esempio dalla Tac di ultima generazione attivata un anno e mezzo fa circa. Soldi, a palate, spesi, quelli del Pnrr, per acquistare una apparecchiatura all’avanguardia che ora non potrà essere utilizzata, non servirà più a nulla, perché in un ospedale di comunità non è prevista sicuramente una Tac.

Al netto di queste ultime considerazioni, tuttavia, che magari potrebbero interessare qualche consigliere regionale o addirittura la Corte dei Conti, le polemiche all’indirizzo dell’amministrazione Saia sono feroci proprio in merito al declassamento del “Caracciolo”. Saia, distratto dalle elezioni comunali, ma anche da quelle provinciali, trampolino di lancio per un suo mai negato prossimo impegno politico in Regione, avrebbe tentennato troppo, arrivando a maturare la decisione di ricorrere al Tar contro quanto previsto dal Piano sanitario solo tardivamente. Il “Re tentenna” lo ha soprannominato qualcuno, appioppando al buon Saia l’espressione storicamente utilizzata per definire Carlo Alberto di Savoia, sovrano di Sardegna, che si guadagnò quel soprannome poco lusinghiero per via della sua proverbiale indecisione e della politica oscillante.

Accuse alle quali risponde, a muso duro, l’assessore comunale al Sociale, nonché infermiera in servizio proprio al “Caracciolo”, Enrica Sciullo. «E’ facile parlare. Le amministrazioni parlano con gli atti. Oggi come ieri ci sono state azioni politiche di resistenza e soprattutto coinvolgimento. Inoltre aggiungo che se non c’è un atto da impugnare (il Piano operativo, ndr) non ci si può muovere». Nessun ritardo nella presentazione del ricorso al Tar, dunque, secondo l’assessore Sciullo, perché si è dovuto attendere, appunto, l’emanazione dello stesso documento stilato dai commissari ad acta per poterlo impugnare davanti ai giudici amministrativi.

Altra questione sollevata in merito alla vicenda ricorso al Tar è quella relativa alla scelta dei legali ai quali affidare l’incarico. Lo studio scelto dall’amministrazione comunale, infatti, pare sia specializzato in diritto commerciale, mentre forse sarebbe stato preferibile optare per professionisti esperti di diritto amministrativo. La motivazione di queste scelte, tuttavia, saranno rese note dallo stesso sindaco nel corso della manifestazione convocata ad horas per domani pomeriggio davanti all’ingresso del “Caracciolo”. Tornando alla difesa d’ufficio dell’assessore Sciullo, la stessa spiega: «C’è la necessità di coinvolgere i territori, acquisire la volontà dei singoli Comuni; tutto è semplice per chi guarda, ma i ricorsi al Tar hanno dei tempi e delle procedure. Fino ad oggi si è fatto il possibile, per l’impossibile ci stiamo attrezzando».
Francesco Bottone